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sabato 24 ottobre 2015

Matera CAMERF

Sai dove sta a Matera l'ultimo cartello della CAMERF?

Sai dove sta l'ultimo cartello della CAMERF?
La CAMERF con i suoi autobus verde scuro gestiva il servizio di trasporto urbano a Matera prima della Casam e distingueva le fermate in obbligatoria e facoltativa. Il bigliettaio, figura scomparsa, sedeva vicino la porta di dietro da cui si saliva e si pagava la corsa oppure si mostrava l’abbonamento.
L’autista era incastrato fra lo sportello alla sua sinistra e il cassone motore che rombava e scottava alla sua destra come contenesse l’elica di un aeroplano. E il rumore era quello.
Le signore e gli anziani sedevano sulle poche seggiole toste o si aggrappavano alle sbarre della navetta; i giovani dietro, nel largo vano del finestrino posteriore, attaccati al maniglione a chiassare e a tenersi in equilibrio alle curve senza poggiarsi, bilanciando il corpo come su una tavola da surf a gareggiare in abilità col controllore che ci passava tutto il giorno a navigare per la città.
Quando si esagerava il bigliettaio interveniva a scapaccioni e pedate e a nessuno veniva in mente di di denunciare il bigliettaio né di andare a lamentarsene a casa per non pigliare il resto dalla cinta del padre.
Da Venusio a Matera il viaggio durava venti minuti sino a via Nazionale, se non si trovava chiuso il passaggio a livello della Calabro-Lucana a Villa Longo. Una donna col grembiule di casa mezzo slacciato lasciava pentole e monelli per venire a chiudere e poi a riaprire  i cancelli che fermavano il traffico; a volte lo faceva un uomo con una berretta da ferroviere, ma quasi mai aveva la giubba, camicia o canottiera giallastra. 
Mezzora o poco più per giungere sino alla Stazione, se non si trovava chiuso il passaggio a livello della Villa che aveva le sbarre lunghe azionate da un piccolo argano presso il casello. Qui il ferroviere aveva sempre la berretta e la giubba abbottonata.
Alle fermate obbligatorie il pulmo si fermava sempre, anche se non c'era nessuno in attesa; alle facoltative, se alla fermata non si vedeva nessuno in attesa, l'autobùs tirava dritto; se si voleva scendere, si suonava un campanello di prenotazione.
Poche linee ma chiare: n. 1 e 2 Villa Longo-Cappuccini, all'ora e alla mezzora n. 3: Lanera-SerraVenerdi a “e-un-quarto” e a “men-un-quarto”; il n. 4: Venusio/Piazza Matteotti 4 volte al giorno.
Questi i più famosi e affollati, tanti nuovi quartieri non c’erano.
Ora, 50 anni dopo, tutto è più moderno ma non so quanti sappiano a che ora passi un tale pulmo e con quale frequenza e soprattutto dove diavolo porti.
È il progresso, baby: il progresso.




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