visitatori

venerdì 25 maggio 2018

PER MATERA SI CAMBIA, Breve storia della città - Raffaele Giura Longo - Giannatelli Editore.


Nella affollatissima sala levi di Palazzo Lanfranchi a Matera, il 21 maggio scorso, si è svolta la presentazione alla città del volume di Raffaele Giura Longo, intitolato:
PER MATERA SI CAMBIA, Breve storia della città”,
in libreria da qualche giorno edito da Giannatelli Editore.
Angelo Bianchi, curatore dell’archivio storiografico del professore, e prefatore del volume, ha introdotto la manifestazione parlando del libro come di un vero e proprio lascito dello storico ai suoi concittadini, una storia breve, sintetica ma sistematica, di un territorio molto particolare e del suo popolo che ha sempre saputo resistere e ribellarsi a soprusi e a prepotenze.
Nel corso della serata sono intervenuti: Giampaolo D’Andrea, Antonio Lerra, Mario Manfredi, Amerigo Restucci, coordinati da Beatrice Volpe e ospitati da Marta Ragozzino. Marilina Giannatelli della casa editrice ha introdotto la avvincente conversazione.
Nel 1981 Giura Longo aveva pubblicato la sua “Breve storia della città di Matera”, un volumetto agile e denso di fatti e documenti, oltre che di tabelle e immagini della città che ebbe grande diffusione per la sua esemplare fruibilità.
Venti anni più tardi, Giura Longo aveva preparato una nuova edizione di quell’opera, integrata da aggiornamenti e dal frutto di ulteriori ricerche storiografiche e con una nuova intitolazione “Per Matera si cambia”, ma al momento della sua scomparsa non aveva ancora terminato di rifinire quell’opera, essendo sua intenzione aggiornarla il più possibile con il sunto dei profondi cambiamenti in corso.
Oggi l’editore, d’intesa con il prof Bianchi, ha voluto dare alle stampe la nuova edizione di quell’opera che risulta fondamentale nella storiografia della antica città di Matera.
Il nuovo titolo sembra alludere alla ormai proverbiale mancanza di collegamenti ferroviari per la capitale della cultura 2019 e l’Autore, infatti, non manca di sottolineare come la viabilità sia fondamentale per l’economia di un territorio, forse dando eco a quanto lamentato già dal Gattini nelle sue “Note storiche su Matera” esattamente un secolo prima quando scriveva:
”(…) Poco lungi dalla città di Matera vi sono cave di tufo (…) e quello si esporta, anche in media annuale, per quintali 30.000, e potrebb’essere assai dippiù col mezzo della ferrovia che ne manca.”
Ma con maggior significato Giura Longo con quel titolo si riferisce piuttosto ai cambiamenti nella economia locale e nella società lucana che si prospettavano agli albori del XXI secolo. 

 Il sunto estremo della differenza nella impostazione storiografica della nuova edizione rispetto alla precedente credo possa essere individuato oltre che nel titolo, nel diverso esergo che apre l’opera dopo il frontespizio.
Nella edizione del 1981 Giura Longo aveva scelto quale epigrafe del suo testo la seguente frase di Ernesto De Martino: “La verità sta tra Palazzo Filomarino e i Sassi di Matera”, espressione con la quale egli ribadiva il suo convincimento che la strada maestra per la conoscenza del mondo culturale dei contadini del Sud passi per la visione estesa all’intero Mezzogiorno d’Italia; dal magnifico palazzo napoletano, quindi, alle straordinaria architettura dei Sassi, i popoli meridionali vivono la stessa Storia. La complessiva visione storiografica di Giura Longo infatti, è ispirata alla medesima convinzione: non si può analizzare Matera e capire la sua storia e la civiltà contadina lucana se non all’interno della complessiva storia economica e sociale del Mezzogiorno d’Italia.
Quale epigrafe, invece, della nuova edizione oggi pubblicata, Giura Longo volle un monito del poeta Alfonso Gatto il quale conobbe a fondo Matera sino a impersonare l’apostolo Andrea nel film pasoliniano sul Vangelo girato nel 1964: “Bisogna togliere ai Sassi la loro cronica e inguaribile monumentalità”.
La scelta del pensiero di Gatto è senz’altro rivelatrice della nuova prospettiva storica che alla fine del ‘900 si presentava all’analisi dello storico secondo il quale non bisognava indulgere verso la spettacolarizzazione di un “trogloditismo di ritorno” (A. Bianchi), alla ricerca di facili suggestioni per un mitico mondo primitivo.  
L’autore osserva come nell’ultimo decennio del XX secolo si manifestino in Basilicata significative forme di cambiamento. Mentre una rinnovata classe dirigente locale avviava processi concreti di valorizzazione del patrimonio storico e naturale dei Sassi e della Murgia riuscendo a conservare la necessaria sobrietà, senza scivolare nella usurata e nostalgica retorica  di una civiltà contadina edulcorata, idealizzata e foriera di immagini da Mulinobianco, nel contempo si andava consolidando intorno a Matera la valenza economica del distretto del salotto e già si aprivano prospettive importanti dall’avvio di attività petrolifere in Val d’Agri.
In questo contesto Giura Longo, avvertendo un autentico momento di possibile rilancio della economia lucana, ammoniva, con Gatto, circa la necessità di superare la “monumentalità” di una distorta visione della civiltà contadina. In sostanza voleva dirci che se quella dei Sassi dovesse rimanere una storia immutabile da contemplare soltanto, non potremmo coltivare l’idea di incidere su quella realtà per cambiarla e migliorarla. Giura Longo invece credeva fortemente nella efficacia dell’impegno finalizzato al cambiamento e proponeva di affiancare alla lettura antropologia e letteraria dei Sassi e del mondo contadino, una lettura concreta di taglio economico e sociale che tracciasse rinnovate vie di sviluppo per Matera e per l’intero Mezzogiorno.
Indicativo è quanto Giura Longo scrive a pagina 126/127 nel capitolo delle Conclusioni: (occorre operare) proteggendo e valorizzando quel patrimonio senza cedere alla retorica e all’enfasi della spettacolarità ad ogni costo, senza indulgere al chiasso e alle fanfare.  (…)   Le esagerazioni procedono per artifici e luoghi comuni, producono convinzioni false ed effimere, tenute in vita con l’ausilio – dispendioso – della banalità. (…) La spettacolarità a ogni costo quale altra faccia della monumentalità, con la politica dei grandi eventi di richiamo agli affari ed ai turisti
Emblematico se non del tutto profetico.
Giura Longo certamente aveva intuito quale strada la città stesse imboccando e presentiva che la crisi dell’industria del mobile, succeduta alla scomparsa dell’industria molitoria e al corrompimento della chimica di Stato, avrebbe ricondotto la regione e Matera alla assenza di una imprenditoria endogena e alla emigrazione e alle clientele di una nuova classe dirigente avida quanto sprovvista di progettualità.

Il libro di Giura Longo ha il grande pregio della leggibilità: fatti complessi e riflessioni profonde si offrono al lettore nella chiarezza esemplare di un pensiero limpido e spassionato di uno studioso attento alla storia economica e sociale di questa città e di tutto il Sud Italia; più attento alla gente e alle condizioni di vita, che alla nomenclatura che si alterna a detenere il potere.
Il libro racchiude in sé la dimensione più concreta che la Storia debba avere per poter consentire il discorso delle vicende umane: non la Storia dei regnanti e delle loro dinastie, non la glorificazione dei potenti, ma la interpretazione dei fatti e delle epoche lungo il percorso dei mutamenti economici e della dialettica sociale, dai secoli remoti sino ai giorni nostri.