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martedì 24 aprile 2018

il business delle petizioni on line



Con generosità e candore ci precipitiamo, commossi, a sottoscrivere petizioni per salvare una vita in pericolo, un condannato a morte, un malato abbandonato, una donna schiavizzata.
La proposta di firmare spesso ci arriva sui social da qualcuno dei nostri “amici” che stimiamo e con il quale sappiamo di avere in comune ideali di giustizia e di solidarietà, per cui è con maggior convinzione che clicchiamo sul link e forniamo i nostri dati anagrafici e l’indirizzo di posta elettronica al quale, da subito, cominciano a pervenire proposte di firmare e FAR FIRMARE altre petizioni sulle più disparate questioni che affliggono il pianeta e il sistema solare, satelliti inclusi. All'istante la petizione compare sul nostro profilo e ai nostri contatti si suggerisce di firmare la medesima petizione, fornendo così al sistema, in progressione geometrica, i dati di milioni di persone che in comune hanno il buon cuore, oppure sono contrari alla pena di morte, oppure sono pacifisti, eccetera, secondo la questione che vien posta.
Un po’ seccato, in verità, per il subisso di mail, non ci ho fatto troppo caso sino a quando non mi è stato proposto di firmare una petizione sul seguente tema formulata più o meno così: 
"Poche persone detengono quasi tutta la ricchezza del pianeta, mentre 30.000 persone al giorno muoiono di fame: ti pare giusto? Se non ti pare giusto, firma la petizione."
Sono evidenti qui due cose:
      1)   La demenzialità della petizione: a chi diavolo si manderebbe un ricorso del genere? Al governo? A Trump? Alla BCE? Al padreterno che immantinente prenderebbe provvedimenti, non essendo venuto ancora a conoscenza del fenomeno?
      2)  La possibilità di acquisire le mail di milioni di persone che sentono il problema è gigantesca.
Chi diavolo è che ama tanto il prossimo da stare tutto il giorno da anni sui social a raccogliere petizioni per ogni bega al mondo? Quanto gli costa tenere in piedi questa capillare rete informatica?
E infine si scopre l’arcano: è una ditta che raccoglie dati e li rivende e per adescare la gente utilizza le petizioni umanitarie.
Ciascuna delle nostre mail vale1 €uro, ma se l’acquirente compra uno stock più consistente, gli fanno lo sconto a 85 cent. Che gentili. Ogni raccolta firme frutta dai 10 ai 100.000 €uri; a volte molto di più.
Ma soprattutto bisogna chiedersi; che me fanno gli acquirenti dei dati comprati? Come utilizzeranno la lista di tutti quelli che sono contrari alla pena di morte o alla guerra o allo sfruttamento delle persone?
Proposta:
lanciamo una petizione 
per abolire queste ditte?

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