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lunedì 25 giugno 2012

italiani razzisti


Ma non sono razzisti, che diamine. Lo si capisce bene, non sono razzisti né vogliono discriminare, non vogliono innalzare forche improvvisate e – stretti nel saio bianco col cappuccio -  appendervi il negro di passaggio. Ma no, non è esatto chiamarli razzisti quelli che lanciano le banane ai calciatori neri e li paragonano a King-Kong o ad altro primate.
Non sono razzisti né spregevoli schiavisti.
Semplicemente sono attenti, notano con perspicacia che qualcuno ha  la pelle scura e lo sottolineano, tutto qui.  Per esempio, se vedono uno con la pelle gialla, notano la differenza e lo chiamano limoncino, se vedono uno con gli occhiali, subito notano la differenza e lo chiamano quattrocchi, se uno ha gli occhi a mandorla lo chiamano cinese o vietnamita-drogato, se  è cinese davvero lo chiamano giallino e se poi è come uno dell’Asia-Proprio, be’ è di sicuro un mongoloide, come il vicino che cammina un po’ con gli occhi larghi, un mongolosicuro e se uno claudica lo chiamano zoppo, se una donna è bruna dicono che ha la barba, se non gliela fa vedere dicono che è lesbica  e se uno di loro non sbava sulle strafiche dicono che è ricchione e se uno è sovrappeso, rimane il Ciccio o la Bomba, e a volte il Cicciobomba, o affettuosamente la scrofa, quella che se si incontra con quello magro fanno proprio una bella coppia, stanlioeollio. E il tappo e la bottiglia? Indovina? Ma sì, sono quello lungo che incontra quello corto, coppia nota anche come “l’articolo il”. E se uno è nero di pelle, be’ è nero, mica puoi dire che è bianco, no?’
Non sono razzisti. Sono così. Bambini di quarta elementare. 
E neppure troppo svegli, come diceva qualcuno.