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lunedì 8 gennaio 2018

Un'enorme architettura per Matera 2019

Un'enorme architettura per Matera 2019


mmahh... la cultura ... dovrebbe fondarsi innanzitutto sulla conoscenza della lingua italiana: non c'è materia, scientifica e non, che possa prescindere dalla lingua ché in essa sono i parametri - esatti - di condivisione delle conoscenze. 
Il termine "Architettura" indica l'ARTE e la tecnica di ideare e costruire edifici; non si può usare il termine architettura, per indicare un "manufatto". 

Un palazzo, di cartone o di mattoni che sia, non è una architettura è un edificio, è un manufatto, una struttura, ma non è una architettura. 
E l'architettura, poi, non può essere ENORME. 
Mica ha senso dire una enorme filosofia, mica ha senso dire una enorme matematica. 
Ecco: una addizione a due addendi è una operazione, non è una matematica, mentre una equazione a 3 incognite non è una "enorme" matematica, è solo una formula. 
La CULTURA: adesso si sposta dal peperone crusco al castello di cartone. Beh, ci si evolve.
A breve il castello di sabbia con paletta e secchiello e i campionati rionali di nascondino.
Cultura, ragazzi, cultura!
A proposito: quanto costa questa ENORMITA' ?

giovedì 4 gennaio 2018

programmi TV e di governo

Quello che era solo un sospetto trova conferme quotidiane: le emittenti TV fingono di farsi concorrenza, come le cosiddette “regole del mercato” non si stancano (fingono) di suggerire. Se fossero in concorrenza vedremmo per esempio che se su Rai 1 va in onda un programma di ricette di cucina in diretta, su Banale 5 dovremmo vedere un film; se su LA7 danno un confronto fra politici e giornalisti, su Rai3 dovremmo poter scegliere un varietà. La concorrenza dovrebbe cioè consistere nella offerta di programmi DIVERSI e meglio confezionati per invogliare lo spettatore a scegliere quello che più gli interessa. Invece accade che al mattino TUTTE le emittenti trasmettano esattamente lo stesso identico programma  di notiziole, moda e frivolezze; a seguire, lo stessissimo programma culinario, poi i TG (identici), mentre al pomeriggio partono le “ammiraglie” con lo stesso uguale programma morboso di pettegolezzi e cronaca nera. Non c’è da scegliere: se accendi la TV ti tocca vedere quello che loro hanno deciso che tu debba vedere. E se al momento della interruzione pubblicitaria provi a cambiare canale, scopri che su tutti gli altri canali, contemporaneamente, vanno in onda gli stessi identici spot, così non ti possano sfuggire i “vantaggi” della roba che vogliono tu vada a comprarti.
Mi spiegano, gli esperti, che palinsesti così concepiti sono determinati dagli inserzionisti - i finanziatori delle TV commerciali - che al mattino pubblicizzano alle massaie prodotti per la cucina e la casa, e a seguire prodotti  (e programmi) mirati per la fascia di ascolto, e così sino a notte fonda.
L’unica differenza, nella offerta dei vari programmi TV è il conduttore; ogni rete, alla stessa ora, trasmette lo stesso identico programma, ma con un conduttore diverso, scelto fra quelli che i sondaggi indicano come i più seguiti e più acconci a raccogliere la simpatia della gran massa degli spettatori: non rileva se siano competenti o preparati, conta solo che siano ritenuti graditi dal pubblico e non costringano lo spettatore a usare il cervello, sennò quello cambia canale.

Però, rileggendo, scorgo una somiglianza, intravedo una analogia. Ma guarda! Sembra proprio di vedere nel sistema dei palinsesti TV ciò che accade alla politica. Anche in quel campo i partiti propongono ciascuno un conduttore diverso,scelto con i criteri di sopra, ma il programma, il programma è sempre lo stesso. Accade così che noi andando alle urne a esercitare i nostri diritti democratici, possiamo liberamente scegliere il conduttore, ma il programma è sempre lo stesso.
Non sarà che anche in questo caso il palinsesto sia dettato da chi finanzia la trasmissione?

martedì 19 dicembre 2017

FAKEBOOK – IL PROFILO DEL MERCATO REGOLATORE.


Di recente aprendo google dallo smartphone mi viene proposto, come se fossero ricerche già effettuate, righe informative di varia natura: campionati di calcio, ultimo disco di Tizio, nozze tra Vip e altre simili amenità. Accertato che non io – mai – ho effettuato ricerche su tali esiziali tematiche, ne consegue chiaramente che il citofono da tasca mi sta “suggerendo” i temi di cui sarebbe opportuno io mi interessassi, a somiglianza di tutti coloro, ben numerosi, che già si sono convinti essere quelli – calcio, pettegolezzi sui Vip, porcherie sui politici, delitti morbosi, incidenti sanguinosi – i loro più profondi e unici interessi. Per esempio in una delle pagine del profilo google si propone all'utente di cercare gli argomenti preferiti offrendo la prima scelta fra questi: Milan Calcio, Football Internazionale, Napoli calcio, meteo, ecc. Preoccupato, il sistema, poi domanda: Non vedi i tuoi argomenti preferiti? E quindi invita, o meglio: ordina, con l’indicativo imperativo di ogni spot: “Segui squadre sportive, band, celebrità, hobby” e di seguito apre una schermata di temi opzionabili quali: Sport, TV, Cinema, Musicisti, Atleti, Attori, Personaggi pubblici, Business. Hobby, Moda, Tendenze. In ultimo c’è anche “Notizie e Politica” accanto a Tecnologie che è altra pubblicità di nuovi apparecchi che proporranno di occuparsi di Sport, Vip, ecc. Cliccando notizie e politica, si apre altra schermata con l’offerta delle preferenze. Africa, Asia, Brexit, Clima, LGBT, Korea, ecc. Già: LGBT, tema opzionabile fra meteo e pallaqqualcosa, così, in un click, oltre alle nostre inclinazioni politiche vengono a conoscenza anche degli orientamenti sessuali. Su certi modelli è preinstallata una APP di notizie che porta alle prime pagine di alcuni quotidiani: scelti dal fabbricante che decide cosa l’utente debba leggere e da quali testate. Su altri modelli è preinstallata la APP – manco a dirlo – di squadre di calcio, materia del tutto obbligatoria nella società civile, come il latino al liceo di una volta.
Duplice è l’effetto del meccanismo: in primo luogo esso opera attentamente per massimizzare la omologazione degli utenti intervenendo a fondo sulla coscienza e sulla identità della persona: un pubblico assimilato e appiattito su interessi a basso contenuto culturale consente risparmi di scala nella comunicazione pubblicitaria.
In secondo luogo le procedure acquisiscono e stipano informazioni complete su ciascun utente che – ben felice di essere ridotto a “profilo” – fornisce spontaneamente nome, data di nascita, telefono, mail, indirizzo, orientamenti culturali, politici, religiosi, sessuali, e di consumo: l’analisi comparata di ogni ricerca effettuata nel sistema consente di fotografare in modo completo la personalità dell’utente, dal suo stato di salute al numero di scarpe.
Queste informazioni sui profili sono la fonte dell’enorme arricchimento dei proprietari dei social perché possono venderle a chiunque abbia prodotti da collocare in modo mirato a coloro che ne abbiano manifestato più o meno esplicitamente il bisogno.
Il lavorio manipolatorio sulla omologazione del pensiero e delle conoscenze e degli “interessi”, sfocia direttamente sulla costruzione della identità. L’utente “nativo” di queste tecnologie avrà consapevolezza di un sé disegnato secondo i canoni da altri stabiliti, per cui dirà serenamente di se stesso: io sono un milanista, io sono un “alfista”, non venendogli neanche in mente di essere un individuo pensante o un cittadino e non il derivato di un prodotto commerciale. Chi sono io? E dirà di sé: io sono quello che veste-prada, io sono quello che la politica è tutto uno schifo, le donne sono tutte così, il sogno di tutta la mia vita è una BMW, gli immigrati sono colà, la fortuna al gioco, e tante emoticon al posto dei sentimenti, coltivando la convinzione di essere se stesso nella misura in cui riesce a conformarsi al prototipo di utente medio portato a modello dai media.  Omologato ergo sum, nella marmellata sociale che Andrzej Stasiuk, ha definito il “sottoproletariato dello spirito“.
Finanche emozioni e sentimenti cessano di essere prodotti dal singolo; l’utente medio si limita a scegliere una delle faccine che altri hanno creato per tutti sino alla atrofia dei sentimenti personali sostituiti al nascere da faccine identiche a quelle degli altri, col risultato di aver concezione solo di faccine senza più (o mai) la dimensione delle immense capacità che la mente umana ha di sentire al di fuori di quelle quattro proposte: rido, mi incazzo, lacrimuccia, mi sorprendo; altre “emozioni” non sono date, ergo sono fuori corso, anzi: non esistono.
Nelle polemiche di finta politica si parla dei social come portatori di fake news dimenticando che ai social non interessa se una notizia sia vera o falsa, gli interessa solamente che faccia sensazione per attrarre l’attenzione dei destinatari della pubblicità, né sono interessati alle sorti dei popoli. Miliardi di utenti approcciano la realtà attraverso la lente dei social e questo medio evo di ritorno vede ormai strutture sovranazionali che hanno il governo reale del pianeta e ne determinano le sorti tenendo gli abitanti in un paese dei balocchi pieno di sogni, di calciatori e di faccine che augurano il buongiorno con tanti fiori e tanti giga ogni mattina.
Gli Stati hanno rinunciato ad essere i regolatori del mercato e anzi il mercato è divenuto il regolatore di ogni cosa, secondo il folle schema liberista globale che dal 1989 arde in un riesumato sistema feudale, mentre povertà, disoccupazione, inquinamento irreversibile mietono vittime che nessuno più conta e a pochi passi tragedie immani provocate dal sistema del “mercato regolatore” sfociano in guerre, stermini, migrazioni di massa, genocidi, desertificazioni, rarefazione dell’acqua. Temi che non ci sfiorano neppure o che al massimo ci fanno cliccare una contrita faccina con la lacrimuccia d’ordinanza imparata dai TG.
Deriva globale che ciascuno osserva nella impotenza della solitudine e nella incanutita e abdicante speranza che le giovani generazioni (cioè qualcun altro) possano trovare l’energia di ribellarsi alla conclamata dittatura del “mercato” e del profitto senza limiti.


leggi anche su GIORNALE MIO  -  qui:

Ai social non interessa se una notizia sia vera o falsa, gli interessa solamente che faccia sensazione per attrarre l'attenzione dei destinatari della pubblicità i quali offrono spontaneamente i propri dati   ...

sabato 11 novembre 2017

ladri di fiori


Mi hanno rubato tre piantine grasse dal giardino. Graziose e delicate, regalo e ricordo di amici cari, stavano in un vasetto di terracotta sul bordo del muretto: le hanno spiantate e se le sono portate via, presumo dopo un occasionale sopralluogo.
Che dire?
Miserabili.
Di quella specie tignosa cresciuta a pane e invidia che nulla di buono fa nella sua vita e la dedica a sciupare quella altrui. Staranno, ora, le mie piantine, nella casa di qualcun altro, che, guardandole, avrà il duraturo ricordo della propria pusillanimità.
Non credevo che il fenomeno fosse tanto diffuso. Ho guardato in internet alla ricerca di un’immagine per questo post e sul tema ho visto un oceano di cartelli, per lo più vergati a mano, che inveiscono, minacciano e maledicono questa genia di marioli che si distingue nella categoria dei ladri in quanto arreca alle vittime un dispiacere di gran lunga superiore al valore intrinseco della piantina o dei fiori da morto portati via.
Me lo dicevi, e te li davo io i cinque euro per andartela a comprare, una piantina uguale.
Per questo parlo di invidia, più che di ruberia. Sono quei miserrimi personaggi che rompono la bicicletta degli altri perché loro non ce l’hanno, che rubano il pallone non tanto per giocarci loro, quanto per togliere il piacere agli altri. È la gioia degli altri che li fa soffrire e che vogliono cancellare e non potendo sopprimere le persone infieriscono sugli oggetti. Ma che bel giardino, pensano, che belle piante. Il mio non è così. E soffrono. E rubano le nostre piantine. Miserabili, appunto.
Diffusa anche, a quanto pare, è la figura del rubatore di piante e fiori al cimitero: invece di andarli a comprare, i fiori li trovano già belleppronti sulla tomba poco lontano. E qui siamo forse a un altro livello.
Perché portano i fiori ai morti?
  - Perché essi dall'alto ti vedono e apprezzano il gesto? Ma se dall'alto essi morti lo vedono che li stai rubando da un’altra tomba, apprezzano lo stesso il dono floreale?  
 - Perché il loro dio onnisciente apprezza il bel gesto? Ma se lui lo vede che li stai rubando, i fiori, che razza di bel fioretto stai facendo?
Quindi possiamo escludere che siano queste o consimili le motivazioni del furto, che già presupporrebbero la coltivazione di un sentimento di una qualche nobiltà.
 - Perché gli altri visitatori dicano: “oh, che bella tomba!”? 
E qui ci avviciniamo al vero e ci riportiamo al profilo del mariolo di fiori del mio giardino.

Prima che ladri, essi sono miserabili. 

Dediti all'apparenza quale valore unico della loro inutile esistenza, e privi dei neuroni necessari a far da sé, soffrono indicibilmente dell’apparenza altrui - 
oscura essendo alle loro menti bonsai la categoria della sostanza -  e così tendono a sporcarla e a mutilarla per alleviare il malessere che li accompagna per tutta la vita, condannati a vagare fra le bellezze altrui.

Bisogna avere pietà della loro sofferenza interiore.

E di fronte a tante sofferenze morali occorre intervenire e affiancavi anche delle sofferenze fisiche, sì che la loro mente svigorita si distolga, almeno per un po’, da quelle morali.
Per pura misericordia.


venerdì 3 novembre 2017

il FOGLIO non ama Matera



Tutti vanno a Matera. Ma perché?


Questo articolista non capisce cosa ci trovi la gente a visitar Matera; non capisce cosa ci trovi la gente a fare l'amore (per lui l'amore è "copulare in modo ferino e lo dice con tono davvero schifato); non capisce perché mai le donne debbano essere attratte dalla lettura, infatti secondo lui bisognerebbe impedirglielo, opinione pubblicata su “Libero” il 30 novembre 2011 (Togliete i libri alle donne così torneranno a far figli). Che strano: lui i libri li scrive, ma desidera che metà dell’umanità non li legga. Come si spiega questa contraddizione? Ma non sarà per caso che, al contrario, le donne i libri suoi non se li filino proprio? E magari neppure l’autore? E questo, diciamo, lo irrita un tantino?
Questo articolista si occupa di gastronomia, ma non capisce come possa avere successo Carlo Petrini il gastronomo di slow-food che, data la stimabilità internazionale, viene definito da Time-Magazine uno dei pochi “eroi del nostro tempo”. Petrini piace a tutti? E a lui no. Forse perché non è di Potenza. Però, questo articolista neppure concepisce che l’ottimo scrittore potentino Gaetano Cappelli usi termini non italiani, violando la regola autarchica del DUCE che proibì l’uso di parole straniere a salvaguardia della italianità. Eppure: Cappelli è di Potenza. E allora? Come si spiega?
Cosa lo rode?
Questo articolista non capisce la scienza moderna. Secondo lui bene hanno fatto a Napoli a dar fuoco alla Città della Scienza, “dovevano farlo prima!” ha sentenziato con il consueto livore, secondo la illuminata tradizione che volle al fuoco scienziati e pensatori, Vanini, D’Abano, Servet, De Orta, Giordano Bruno e per poco anche Galileo.
La Scienza? L’articolista evidentemente si ferma alla geometria euclidea e alla concezione tolemaica dell’universo: è convinto, cioè, che sia il sole a girare intorno alla terra. Ed è di cattivo umore. Sempre.
Perché il sistema solare - screanzato - disobbedisce alle scritture e soprattutto manca di rispetto alla sua persona rifiutandosi di girare intorno a lui.
E quindi, constatato che al mondo ci sono troppe donne che per giunta leggono libri e vanno con gli altri; appurato che questo mondo è pieno di virilissimi Materani (il che lo fa soffrire oltre misura), assodato che al mondo c’è abbondanza di turisti grulli che visitano Matera, che l’universo è soggetto alla relatività e non gira come piace a lui … lui si arrabbia moltissimo. E se la prende con le donne, con la scienza, con l’evoluzionismo e con l’evoluzione stessa, perdinci: la donna deve stare al posto suo, come ai bei tempi di Gregorio XXIII: sul fuoco. O, in subordine, ai fuochi della cucina,
E inveisce oggi, dalle pagine de “IL FOGLIO” contro Matera con un plus di disprezzo e di livore che davvero non trova spiegazioni.
Forse questo articolista non riesce proprio a capire perché turisti e viaggiatori non corrano da tutto il mondo a visitare non Potenza e le sue bellezze, ma piuttosto la casa natale di lui medesimo?

Forse davvero non si rassegna all’idea che il mondo intero possa non essere interessato alla sua propria eccelsa persona che è la reincarnazione di Arbasino. Già: così va dicendo di sé. Tanto: Arbasino non c’è più e non può più prenderlo a metaforiche salaci pungenti pernacchie per levargli di testa questa convinzione bislacca. 
Questo articolista, avendone inventato addirittura il genere letterario, scrive recensioni, udite-udite … sulle messe. Nientemeno.
Ammirati, dobbiamo esser quindi disposti a ben credere che così fulgido talento gli consentirebbe anche di recensire degnamente il cambio di pneumatici invernali ante-retro, che nel calendario liturgico italiano cade al 15 di novembre, nonché la magia della affettatura rituale del salame pezzente presso le salumerie condotte da pizzicagnoli romantici e romagnoli.
E chissà cos’altro ancora.
Questo articolista non lo conosco, ma me lo immagino scapolo, glabro e maledicente. Non lo dico perché sono di Matera, ma, come dicono a Matera: “quello, è proprio.”

mercoledì 11 ottobre 2017

l'Arrotino



Il volantino parla chiaro. E la firma, eloquente, è intonata al tenore minaccioso del messaggio.
La irritazione dell'Arrotino è comprensibile e rimanda al problema enorme delle norme (!) che non vengono rispettate da una troppo larga parte della popolazione e che nessuno si cura di far rispettare.
Ci sono molte persone che incuranti e a volte in spregio delle regole di civiltà dettate anche da specifiche ordinanze municipali, gettano rifiuti per strada, dai finestrini delle auto, non differenziano la spazzatura oppure, deliberatamente, buttano la carta nei bidoni della plastica, la plastica nel vetro e per terra tutto ciò che non hanno voglia di depositare correttamente. Ci sono persone che con le motorette senza marmitta scorrazzano indisturbate a riempire la città dei loro sporchi rumori. 
E infine ci sono i proprietari dei cani che più volte al giorno portano al pascolo le loro amate bestiole e lasciano che esse depongano i loro ... rifiuti in ogni dove - a immagine e somiglianza dei padroni stessi - impipandosene altamente sia della civiltà che delle minacciate sanzioni che, visti i risultati c'è da chiedersi se siano mai davvero state comminate a qualcuno di questi sozzoni. 
La latitanza di chi debba far rispettare le regole non può che inasprire la normale irritazione di chi subisce la proterva maleducazione del prossimo e induce alla tentazione - cui ci si auspica l'Arrotino non debba mai cedere - di farsi giustizia da sé.
Se poi l'Arrotino si dovesse incazzare e fare la pelle a un qualche cane io sarei davvero molto dispiaciuto e condannerei il gesto.
Il cane è innocente.


mercoledì 4 ottobre 2017

la coerenza di Bobo

  • Il "compagno" Staino, chiusa L'Unità, scrive ora su L'Avvenire;
  • a Matera i vescovi tengono conferenze su Pasolini;
  • Bertinotti simpatizza per CL;
  • Verdini appoggia il governo PD;
  • Papa Francesco dice che è ora di smetterla con la logica del profitto e con la distruzione del pianeta in nome dei soldi;
  • Un rampollo della buona borghesia milanese mira a porsi a capo della (si fa per dire) sinistra italiana;
  • la classe operaia vota per le due leghe italiche, 5Stelle e Salvini;
  • gente poco raccomandabile siede nei palazzi del potere;
  • altri ancor meno raccomandabili mirano a quei posti:
  • la gente per bene tace e si tiene ben alla larga dalla politica;
  • mezza italia è controllata dalla mafia e nessuno ne parla mai più se non per fingere di celebrare Falcone, santa Rita patrona d'Italia, san Francesco e Borsellino, dei quali ognuno si guarda bene dall'imitar le gesta;
  • ma la crisi è alle nostre spalle, sorridi, scopri i vantaggi del grattevvinci e aspetta il campionato che ti darà soddisfazioni.

giovedì 7 settembre 2017

mercanti


La vetrina zeppa di cartellini al pennarello e zafferano invitava ad entrare a cogliere il fiore delle offerte del giorno, la quintessenza del risparmio vero sciorinata in strada come bianche lenzuola lavate al dash, esposta all'occhio pigro del passante, quell'occhio assuefatto al tornado di offerte speciali e vantaggi da scoprire che ormai non vede più, come se il nervo ottico per proteggere la mente si fosse assopito. Ciascuno ormai percepisce la marea di cartelli e spot espliciti e occulti e gli inviti e l'assordante frastuono di gingle sovrapposti, ma più non li distingue, cessando quindi anche di leggere i cartelli utili di segnalazione stradale o viaria. O cessando del tutto di leggere qualsiasi cosa, non solo i libri, ma neppure le istruzioni su un distributore automatico; come tanti, come troppi, regredendo, tornando a guardare solo le figure come con i libri in età prescolare.
 Scopri i vantaggi !!!
Anche le salumerie, come gli spot della TV usano l'imperativo come modo di approccio diretto al consumatore per ulteriormente s-tordirlo e indurlo al consumo. 
Imperativo subliminale. 
Ordinano e il consumatore deve obbedire.
Entrai: vi vendevano, mi avevano detto, il mo pane preferito fatto a legna in una borgata e così mi addentrai fra scaffali zeppi e cartellonati sino al banco dove un camice ospedaliero, le labbra stirate in una smorfia come di disgusto perenne, dispensava insaccati misti scrutandone le pieghe che stirava diligente con le mani guantate di blu. Per l'igiene. Solo che con gli stessi guanti impugnava coltelli, girava la manopola dell'affettatrice, tagliava la carta, apriva i fardelli nel magazzino, contava il denaro. Usava i guanti per proteggere le mani, insomma.
La donna prima di me si dilungava nello spiegare che il formaggio piaceva al genero mentre la mortadella dava acidità alla figlia, la seconda, quella che sta all'Università e studia da avvocato che la Panda rossa ora la usava lei, tanto a noi ci basta la Mercedes di mio marito e... presi a guardarmi in giro per non ascoltare ed ingannar l'attesa. 
Il mio turno:
- Pane e un etto di prosciutto.
- Di Parma?
- Di Parma.
Lo swing dell'affettatrice era ben ritmato e aspettavo l'ingresso del clarinetto di Benny Goodman quando invece l'affettazione terminò e l'uomo col camice posò sul piatto della bilancia un'ampia vaschetta di plastica dura con dentro il mio prosciutto.
La bilancia segnava 148 grammi e il salumaio battè il prezzo al chilo che era di 30€ e annunciò il totale prima di chiedere se volessi altro.
- Ma quanto pesa quella vaschetta? - domandai stupito.
- Che vuol dire? - chiese come stranito.
- Vuol dire che mi ha pesato il prosciutto con tutta la vaschetta: quanto mi costa 'sto prosciutto, allora?
- Dovrebbe chiedersi quanto mi costa a me questa vaschetta, invece, - disse stizzito, mentre si imporporava in volto sino a somigliare ai lividi salumi della sua vetrina.
- Ma io non la voglio la sua vaschetta, io le ho chiesto il prosciutto, non la vaschetta a 30€ il chilo.
Tacque mentre il rossore non accennava a ridursi. 
Con gesti lenti per non tradire il tremito delle mani, tolse il prosciutto dalla vaschetta e prese e stenderlo su un foglio di carta (ben spessa), vi spiattellò ammucchiate le poche fettine e ripesò l'involto che ora, comunque al lordo della carta, pesava 130 grammi.
18 grammi in meno.
Battè il conto, e tanta la rabbia si confuse e dovette cancellare tutto, ripesare il pane, ripesare il Parma e annunciare il conto finale. 
Riscosse, scontrinò come se mi facesse un grande favore, e ci tenne a darmi un centesimo di resto.
Questo il codice deontologico del commercio corrente. 
O del commercio di sempre. O del commercio tout-court.

Ma non ci stava una legge che obbligava a pesare prima la tara e poi azzerare la pesatrice? 
C'era una volta il pulsante "T" sulle bilance commerciali che si accendeva per la pesatura netta. 
Ora?
Chi controlla?
Chi vigila perché il consumatore non venga truffato in ognuno ciascuno maledetto acquisto che deve fare?

E le associazioni dei consumatori?

sabato 17 giugno 2017

Vaticano, si studia la scomunica contro i corrotti.



Vaticano, si studia la scomunica contro i corrotti.

Dopo la scomunica ai mafiosi

il Vaticano sta studiando la possibilità di allargare la pena canonica anche al tema della corruzione.

I corrotti tremano! 
Insonni, vagano per le vie e meditano di smettere e restituire tutto quel che hanno intascato sin ora.
Come già accaduto alla mafia con la "scomunica" del 2014, anche la corruzione è debellata. Ecco fatto. 
Basta dirlo in TV, la folla si emoziona e .... tutto rimane come prima, salvo la diffusa - ma falsa - convinzione che questo Papa innovi, riformi e voglia cambiare la chiesa. Balle. 
Il Papa non ha MAI firmato una bolla di scomunica per la mafia. MAI ha ordinato ai preti di negare i sacramenti ai mafiosi e di allontanarli dalla chiesa. Solo parole e annunci rilanciati dalla stampa per fare ammauina. Nella realtà, mafia e chiesa vanno ben d'accordo, le feste patronali al Sud restano appannaggio delle "famiglie" e le statue dei santi si inchinano davanti alle case dei boss, le cui laute offerte piacciono molto ai parroci e alle curie. 
La scomunica in Italia, quella vera, fu riservata solamente ai comunisti dopo la caduta di quel fascismo tanto amico della Chiesa da garantirle con il Concordato del '29, denaro, immense proprietà e tanto potere. 
Figuriamoci poi con la corruzione: le offerte al prete, in fondo, non sono mazzette perché si chiuda un occhio su certi peccatucci? E allora?
France', di che parliamo?

giovedì 25 maggio 2017

senza oneri per lo Stato





Senza oneri per lo Stato significa semplicemente che sono padronissimi di fondare e gestire scuole private, ma debbono farsele coi soldi propri e le famiglie che disdegnano la scuola pubblica, sono padronissime di mandare i figli nelle scuole private, ma la retta se la debbono pagare coi soldi propri, non coi soldi dei cittadini.
E' un ragionamento tanto semplice, una regola tanto chiara che non richiede sofismi interpretativi né contorsioni legislative.
E invece?

domenica 21 maggio 2017

ministri senza orologio

I contratti di Amministrazione di Condominii prevedono che in caso di esecuzione di opere di manutenzione o di altre attività deliberate dall’assemblea, venga erogato all’Amministratore un compenso per l’impegno profuso, in misura percentuale sull’importo della spesa sostenuta per la realizzazione dell’intervento.
All’Amministratore, insomma, spetta una percentuale sui lavori condominiali.
E si capisce: viene pagato per assumersi le responsabilità e poi deve impegnarsi maggiormente per trovare le imprese, fare le gare, seguire le opere: una ricompensa gli ci vuole.

Ma allora perché la legge non prevede la stessa misura per chi amministra i municipi o le province o le regioni o i dicasteri o i vari dipartimenti dove si genera la spesa pubblica?
Quella gente lavora e però non viene compensata. Perciò magari si fa venire in mente di procacciarsela, una percentuale, per compensarsi dell’impegno profuso, un caffè per il fastidio, come si dice ammiccando fra mezzani e sensali. 
E così succede che ‘sta percentuale, l’Amministratore, politico o dirigente che sia, se la faccia pagare dall’impresa esecutrice che poi la carica sulla fattura che poi pagano i cittadini, che sarebbero i condomini della Repubblica. Ma lo fanno solo per compensare una ingiustizia che essi subiscono rispetto agli amministratori di condominio.
- Ma come? – sembra di sentirli -  Io, Ministro della Repubblica (o Assessore al Ramo Secco), ho meno diritti dell’ultimo capo condomino della palazzina B di un rione popolare?
- Perché devo adoperarmi gratis per il bene pubblico?

E allora? Che aspettiamo? E cambiamo ‘sta legge e introduciamola per decreto la mazzetta medio ponderata  di spettanza alla diligenza della dirigenza elettiva e nominabile così che a ciascuno vada un giusto compenso per la nobile opera profusa e devoluta al comune bene, no?

Ma mi raccontavano che spesso accade, nei condominii, che l’amministratore,  oltre alla percentuale di spettanza dai condomini, pattuisca con l’impresa una ulteriore percentuale – al nero questa volta – quale forma di ringraziamento per aver “aggiustato” la gara in suo favore.

Ahia. Questo è sconcertante. Potrebbe accadere anche in politica questa – come dire ? – doppia ricompensa, una bianca e l’altra nera, voi dite?

Io però sto tranquillo; io sono certo che i signori condomini, al solo sospetto che l’Amministratore possa allungare le mani su qualche stecca o pattuire regalini, orologi ,trombatine (es)cortigianesche, vacanze, viaggi o bustine di contante, certamente smetterebbero di votarlo, uno così e lo licenzierebbero subito subito senza aspettare il terzo grado di giudizio. Per sicurezza, no?

Ne sono certo. Il popolo sovrano è attento sia nel condominio del quartiere che nel super condominio della Repubblica.

Non ne siamo tutti persuasi ?

lunedì 15 maggio 2017

sinistra: è troppo tardi ?


In Italia e nel PD gli spogliatoi sono affollati, il cambio di casacca  è una brutta moda, ma diffusa come quella dei jeans a brandelli: uno schifo ma  .... 

sabato 13 maggio 2017

derivati lucani al peperone crusco









La Regione Basilicata ha sottoscritto nel 2006 operazioni finanziarie ad alto rischio, i cosiddetti “derivati”, che oggi stanno portando alla perdita di ingenti somme di denaro. Si tratta di decine di milioni di €uro dei cittadini che la Regione ora tenta di non perdere invocando - per costose vie legali - la nullità di quei contratti.
Ne ha parlato finanche uno dei TG locali. Figuriamoci. Con delicatezza e tatto, fra una messa e una parata.
Ma non capita di leggere né di sentire chiarimenti circa le ragioni che abbiano potuto indurre gli Amministratori di una Regione piccola e povera come la nostra a sottoscrivere contratti finanziari tanto rischiosi.
Di fronte alla scomparsa di cifre altissime che potrebbero bastare a risolvere tanti dei problemi lucani, ci si aspetta fuoco e fiamme dalla opposizione politica in Regione, ma non si vedono grandi bagliori; ci si aspettano articoli di stampa circostanziati con i nomi di Governatore e Assessori che nel 2006, coi soldi dei cittadini, avventatamente sottoscrivevano contratti ad alto rischio in cui mai avrebbero investito i PROPRI risparmi. Ci si aspettano notizie e denunce. Ma nulla accade. Non si sente nulla di tutto quello che una libera stampa dovrebbe fare, una opposizione degna di questo nome farebbe con energia convincente a difesa degli interessi dei cittadini. Sulla questione, sfogliando la margherita per sapere se m’ama o non m’ama, ci si aspettavano inchieste documentate su collegamenti con incarichi ministeriali per affari regionali di quell’epoca, nomi, connessioni, legami. Invece, no. Silenzio. La fiera del pepe crusco, la sfilata in maschera, il meteo e il pallone.
Ne parlano ora solo per farci sapere che stanno tentando, questi altri, di recuperarne una parte di tutti quei soldi. Onore al merito, bene. Ma quei derivati furono contratti la cui firma meritò i rilievi della Corte dei Conti di Basilicata il cui ex Procuratore addirittura ebbe a definirli una "vera e propria follia", sottoscritti a forza, nonostante l’Ufficio Legale della Regione avesse espresso nel 2006 esplicito parere sfavorevole alla loro stipula. (Il Quotidiano, 2 ago 2016).
Perbacco !
Fanno bene a tentare di recuperare i soldi, però: divulgare i nomi degli autori di operazioni tanto sbagliate e tanto dannose per le casse pubbliche farebbe ancora più bene alla vita politica della Regione. E del Paese intero.  Perché se i cittadini sapessero i nomi di quelli che mal amministrano, non li voterebbero più.
E qui mi scappa da ridere. Da ridere forte. E non riesco a fermarmi.
Non mi pongo troppe domande sulla qualità della “opposizione” in Basilicata; mi pongo quesiti (retorici) sulla reale libertà di stampa in Italia.
E qui la smetto: la risata mi si spegne in gola.