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sabato 11 novembre 2017

ladri di fiori


Mi hanno rubato tre piantine grasse dal giardino. Graziose e delicate, regalo e ricordo di amici cari, stavano in un vasetto di terracotta sul bordo del muretto: le hanno spiantate e se le sono portate via, presumo dopo un occasionale sopralluogo.
Che dire?
Miserabili.
Di quella specie tignosa cresciuta a pane e invidia che nulla di buono fa nella sua vita e la dedica a sciupare quella altrui. Staranno, ora, le mie piantine, nella casa di qualcun altro, che, guardandole, avrà il duraturo ricordo della propria pusillanimità.
Non credevo che il fenomeno fosse tanto diffuso. Ho guardato in internet alla ricerca di un’immagine per questo post e sul tema ho visto un oceano di cartelli, per lo più vergati a mano, che inveiscono, minacciano e maledicono questa genia di marioli che si distingue nella categoria dei ladri in quanto arreca alle vittime un dispiacere di gran lunga superiore al valore intrinseco della piantina o dei fiori da morto portati via.
Me lo dicevi, e te li davo io i cinque euro per andartela a comprare, una piantina uguale.
Per questo parlo di invidia, più che di ruberia. Sono quei miserrimi personaggi che rompono la bicicletta degli altri perché loro non ce l’hanno, che rubano il pallone non tanto per giocarci loro, quanto per togliere il piacere agli altri. È la gioia degli altri che li fa soffrire e che vogliono cancellare e non potendo sopprimere le persone infieriscono sugli oggetti. Ma che bel giardino, pensano, che belle piante. Il mio non è così. E soffrono. E rubano le nostre piantine. Miserabili, appunto.
Diffusa anche, a quanto pare, è la figura del rubatore di piante e fiori al cimitero: invece di andarli a comprare, i fiori li trovano già belleppronti sulla tomba poco lontano. E qui siamo forse a un altro livello.
Perché portano i fiori ai morti?
  - Perché essi dall'alto ti vedono e apprezzano il gesto? Ma se dall'alto essi morti lo vedono che li stai rubando da un’altra tomba, apprezzano lo stesso il dono floreale?  
 - Perché il loro dio onnisciente apprezza il bel gesto? Ma se lui lo vede che li stai rubando, i fiori, che razza di bel fioretto stai facendo?
Quindi possiamo escludere che siano queste o consimili le motivazioni del furto, che già presupporrebbero la coltivazione di un sentimento di una qualche nobiltà.
 - Perché gli altri visitatori dicano: “oh, che bella tomba!”? 
E qui ci avviciniamo al vero e ci riportiamo al profilo del mariolo di fiori del mio giardino.

Prima che ladri, essi sono miserabili. 

Dediti all'apparenza quale valore unico della loro inutile esistenza, e privi dei neuroni necessari a far da sé, soffrono indicibilmente dell’apparenza altrui - 
oscura essendo alle loro menti bonsai la categoria della sostanza -  e così tendono a sporcarla e a mutilarla per alleviare il malessere che li accompagna per tutta la vita, condannati a vagare fra le bellezze altrui.

Bisogna avere pietà della loro sofferenza interiore.

E di fronte a tante sofferenze morali occorre intervenire e affiancavi anche delle sofferenze fisiche, sì che la loro mente svigorita si distolga, almeno per un po’, da quelle morali.
Per pura misericordia.


venerdì 3 novembre 2017

il FOGLIO non ama Matera



Tutti vanno a Matera. Ma perché?


Questo articolista non capisce cosa ci trovi la gente a visitar Matera; non capisce cosa ci trovi la gente a fare l'amore (per lui l'amore è "copulare in modo ferino e lo dice con tono davvero schifato); non capisce perché mai le donne debbano essere attratte dalla lettura, infatti secondo lui bisognerebbe impedirglielo, opinione pubblicata su “Libero” il 30 novembre 2011 (Togliete i libri alle donne così torneranno a far figli). Che strano: lui i libri li scrive, ma desidera che metà dell’umanità non li legga. Come si spiega questa contraddizione? Ma non sarà per caso che, al contrario, le donne i libri suoi non se li filino proprio? E magari neppure l’autore? E questo, diciamo, lo irrita un tantino?
Questo articolista si occupa di gastronomia, ma non capisce come possa avere successo Carlo Petrini il gastronomo di slow-food che, data la stimabilità internazionale, viene definito da Time-Magazine uno dei pochi “eroi del nostro tempo”. Petrini piace a tutti? E a lui no. Forse perché non è di Potenza. Però, questo articolista neppure concepisce che l’ottimo scrittore potentino Gaetano Cappelli usi termini non italiani, violando la regola autarchica del DUCE che proibì l’uso di parole straniere a salvaguardia della italianità. Eppure: Cappelli è di Potenza. E allora? Come si spiega?
Cosa lo rode?
Questo articolista non capisce la scienza moderna. Secondo lui bene hanno fatto a Napoli a dar fuoco alla Città della Scienza, “dovevano farlo prima!” ha sentenziato con il consueto livore, secondo la illuminata tradizione che volle al fuoco scienziati e pensatori, Vanini, D’Abano, Servet, De Orta, Giordano Bruno e per poco anche Galileo.
La Scienza? L’articolista evidentemente si ferma alla geometria euclidea e alla concezione tolemaica dell’universo: è convinto, cioè, che sia il sole a girare intorno alla terra. Ed è di cattivo umore. Sempre.
Perché il sistema solare - screanzato - disobbedisce alle scritture e soprattutto manca di rispetto alla sua persona rifiutandosi di girare intorno a lui.
E quindi, constatato che al mondo ci sono troppe donne che per giunta leggono libri e vanno con gli altri; appurato che questo mondo è pieno di virilissimi Materani (il che lo fa soffrire oltre misura), assodato che al mondo c’è abbondanza di turisti grulli che visitano Matera, che l’universo è soggetto alla relatività e non gira come piace a lui … lui si arrabbia moltissimo. E se la prende con le donne, con la scienza, con l’evoluzionismo e con l’evoluzione stessa, perdinci: la donna deve stare al posto suo, come ai bei tempi di Gregorio XXIII: sul fuoco. O, in subordine, ai fuochi della cucina,
E inveisce oggi, dalle pagine de “IL FOGLIO” contro Matera con un plus di disprezzo e di livore che davvero non trova spiegazioni.
Forse questo articolista non riesce proprio a capire perché turisti e viaggiatori non corrano da tutto il mondo a visitare non Potenza e le sue bellezze, ma piuttosto la casa natale di lui medesimo?

Forse davvero non si rassegna all’idea che il mondo intero possa non essere interessato alla sua propria eccelsa persona che è la reincarnazione di Arbasino. Già: così va dicendo di sé. Tanto: Arbasino non c’è più e non può più prenderlo a metaforiche salaci pungenti pernacchie per levargli di testa questa convinzione bislacca. 
Questo articolista, avendone inventato addirittura il genere letterario, scrive recensioni, udite-udite … sulle messe. Nientemeno.
Ammirati, dobbiamo esser quindi disposti a ben credere che così fulgido talento gli consentirebbe anche di recensire degnamente il cambio di pneumatici invernali ante-retro, che nel calendario liturgico italiano cade al 15 di novembre, nonché la magia della affettatura rituale del salame pezzente presso le salumerie condotte da pizzicagnoli romantici e romagnoli.
E chissà cos’altro ancora.
Questo articolista non lo conosco, ma me lo immagino scapolo, glabro e maledicente. Non lo dico perché sono di Matera, ma, come dicono a Matera: “quello, è proprio.”

mercoledì 11 ottobre 2017

l'Arrotino



Il volantino parla chiaro. E la firma, eloquente, è intonata al tenore minaccioso del messaggio.
La irritazione dell'Arrotino è comprensibile e rimanda al problema enorme delle norme (!) che non vengono rispettate da una troppo larga parte della popolazione e che nessuno si cura di far rispettare.
Ci sono molte persone che incuranti e a volte in spregio delle regole di civiltà dettate anche da specifiche ordinanze municipali, gettano rifiuti per strada, dai finestrini delle auto, non differenziano la spazzatura oppure, deliberatamente, buttano la carta nei bidoni della plastica, la plastica nel vetro e per terra tutto ciò che non hanno voglia di depositare correttamente. Ci sono persone che con le motorette senza marmitta scorrazzano indisturbate a riempire la città dei loro sporchi rumori. 
E infine ci sono i proprietari dei cani che più volte al giorno portano al pascolo le loro amate bestiole e lasciano che esse depongano i loro ... rifiuti in ogni dove - a immagine e somiglianza dei padroni stessi - impipandosene altamente sia della civiltà che delle minacciate sanzioni che, visti i risultati c'è da chiedersi se siano mai davvero state comminate a qualcuno di questi sozzoni. 
La latitanza di chi debba far rispettare le regole non può che inasprire la normale irritazione di chi subisce la proterva maleducazione del prossimo e induce alla tentazione - cui ci si auspica l'Arrotino non debba mai cedere - di farsi giustizia da sé.
Se poi l'Arrotino si dovesse incazzare e fare la pelle a un qualche cane io sarei davvero molto dispiaciuto e condannerei il gesto.
Il cane è innocente.


mercoledì 4 ottobre 2017

la coerenza di Bobo

  • Il "compagno" Staino, chiusa L'Unità, scrive ora su L'Avvenire;
  • a Matera i vescovi tengono conferenze su Pasolini;
  • Bertinotti simpatizza per CL;
  • Verdini appoggia il governo PD;
  • Papa Francesco dice che è ora di smetterla con la logica del profitto e con la distruzione del pianeta in nome dei soldi;
  • Un rampollo della buona borghesia milanese mira a porsi a capo della (si fa per dire) sinistra italiana;
  • la classe operaia vota per le due leghe italiche, 5Stelle e Salvini;
  • gente poco raccomandabile siede nei palazzi del potere;
  • altri ancor meno raccomandabili mirano a quei posti:
  • la gente per bene tace e si tiene ben alla larga dalla politica;
  • mezza italia è controllata dalla mafia e nessuno ne parla mai più se non per fingere di celebrare Falcone, santa Rita patrona d'Italia, san Francesco e Borsellino, dei quali ognuno si guarda bene dall'imitar le gesta;
  • ma la crisi è alle nostre spalle, sorridi, scopri i vantaggi del grattevvinci e aspetta il campionato che ti darà soddisfazioni.

giovedì 7 settembre 2017

mercanti


La vetrina zeppa di cartellini al pennarello e zafferano invitava ad entrare a cogliere il fiore delle offerte del giorno, la quintessenza del risparmio vero sciorinata in strada come bianche lenzuola lavate al dash, esposta all'occhio pigro del passante, quell'occhio assuefatto al tornado di offerte speciali e vantaggi da scoprire che ormai non vede più, come se il nervo ottico per proteggere la mente si fosse assopito. Ciascuno ormai percepisce la marea di cartelli e spot espliciti e occulti e gli inviti e l'assordante frastuono di gingle sovrapposti, ma più non li distingue, cessando quindi anche di leggere i cartelli utili di segnalazione stradale o viaria. O cessando del tutto di leggere qualsiasi cosa, non solo i libri, ma neppure le istruzioni su un distributore automatico; come tanti, come troppi, regredendo, tornando a guardare solo le figure come con i libri in età prescolare.
 Scopri i vantaggi !!!
Anche le salumerie, come gli spot della TV usano l'imperativo come modo di approccio diretto al consumatore per ulteriormente s-tordirlo e indurlo al consumo. 
Imperativo subliminale. 
Ordinano e il consumatore deve obbedire.
Entrai: vi vendevano, mi avevano detto, il mo pane preferito fatto a legna in una borgata e così mi addentrai fra scaffali zeppi e cartellonati sino al banco dove un camice ospedaliero, le labbra stirate in una smorfia come di disgusto perenne, dispensava insaccati misti scrutandone le pieghe che stirava diligente con le mani guantate di blu. Per l'igiene. Solo che con gli stessi guanti impugnava coltelli, girava la manopola dell'affettatrice, tagliava la carta, apriva i fardelli nel magazzino, contava il denaro. Usava i guanti per proteggere le mani, insomma.
La donna prima di me si dilungava nello spiegare che il formaggio piaceva al genero mentre la mortadella dava acidità alla figlia, la seconda, quella che sta all'Università e studia da avvocato che la Panda rossa ora la usava lei, tanto a noi ci basta la Mercedes di mio marito e... presi a guardarmi in giro per non ascoltare ed ingannar l'attesa. 
Il mio turno:
- Pane e un etto di prosciutto.
- Di Parma?
- Di Parma.
Lo swing dell'affettatrice era ben ritmato e aspettavo l'ingresso del clarinetto di Benny Goodman quando invece l'affettazione terminò e l'uomo col camice posò sul piatto della bilancia un'ampia vaschetta di plastica dura con dentro il mio prosciutto.
La bilancia segnava 148 grammi e il salumaio battè il prezzo al chilo che era di 30€ e annunciò il totale prima di chiedere se volessi altro.
- Ma quanto pesa quella vaschetta? - domandai stupito.
- Che vuol dire? - chiese come stranito.
- Vuol dire che mi ha pesato il prosciutto con tutta la vaschetta: quanto mi costa 'sto prosciutto, allora?
- Dovrebbe chiedersi quanto mi costa a me questa vaschetta, invece, - disse stizzito, mentre si imporporava in volto sino a somigliare ai lividi salumi della sua vetrina.
- Ma io non la voglio la sua vaschetta, io le ho chiesto il prosciutto, non la vaschetta a 30€ il chilo.
Tacque mentre il rossore non accennava a ridursi. 
Con gesti lenti per non tradire il tremito delle mani, tolse il prosciutto dalla vaschetta e prese e stenderlo su un foglio di carta (ben spessa), vi spiattellò ammucchiate le poche fettine e ripesò l'involto che ora, comunque al lordo della carta, pesava 130 grammi.
18 grammi in meno.
Battè il conto, e tanta la rabbia si confuse e dovette cancellare tutto, ripesare il pane, ripesare il Parma e annunciare il conto finale. 
Riscosse, scontrinò come se mi facesse un grande favore, e ci tenne a darmi un centesimo di resto.
Questo il codice deontologico del commercio corrente. 
O del commercio di sempre. O del commercio tout-court.

Ma non ci stava una legge che obbligava a pesare prima la tara e poi azzerare la pesatrice? 
C'era una volta il pulsante "T" sulle bilance commerciali che si accendeva per la pesatura netta. 
Ora?
Chi controlla?
Chi vigila perché il consumatore non venga truffato in ognuno ciascuno maledetto acquisto che deve fare?

E le associazioni dei consumatori?

sabato 17 giugno 2017

Vaticano, si studia la scomunica contro i corrotti.



Vaticano, si studia la scomunica contro i corrotti.

Dopo la scomunica ai mafiosi

il Vaticano sta studiando la possibilità di allargare la pena canonica anche al tema della corruzione.

I corrotti tremano! 
Insonni, vagano per le vie e meditano di smettere e restituire tutto quel che hanno intascato sin ora.
Come già accaduto alla mafia con la "scomunica" del 2014, anche la corruzione è debellata. Ecco fatto. 
Basta dirlo in TV, la folla si emoziona e .... tutto rimane come prima, salvo la diffusa - ma falsa - convinzione che questo Papa innovi, riformi e voglia cambiare la chiesa. Balle. 
Il Papa non ha MAI firmato una bolla di scomunica per la mafia. MAI ha ordinato ai preti di negare i sacramenti ai mafiosi e di allontanarli dalla chiesa. Solo parole e annunci rilanciati dalla stampa per fare ammauina. Nella realtà, mafia e chiesa vanno ben d'accordo, le feste patronali al Sud restano appannaggio delle "famiglie" e le statue dei santi si inchinano davanti alle case dei boss, le cui laute offerte piacciono molto ai parroci e alle curie. 
La scomunica in Italia, quella vera, fu riservata solamente ai comunisti dopo la caduta di quel fascismo tanto amico della Chiesa da garantirle con il Concordato del '29, denaro, immense proprietà e tanto potere. 
Figuriamoci poi con la corruzione: le offerte al prete, in fondo, non sono mazzette perché si chiuda un occhio su certi peccatucci? E allora?
France', di che parliamo?

giovedì 25 maggio 2017

senza oneri per lo Stato





Senza oneri per lo Stato significa semplicemente che sono padronissimi di fondare e gestire scuole private, ma debbono farsele coi soldi propri e le famiglie che disdegnano la scuola pubblica, sono padronissime di mandare i figli nelle scuole private, ma la retta se la debbono pagare coi soldi propri, non coi soldi dei cittadini.
E' un ragionamento tanto semplice, una regola tanto chiara che non richiede sofismi interpretativi né contorsioni legislative.
E invece?

domenica 21 maggio 2017

ministri senza orologio

I contratti di Amministrazione di Condominii prevedono che in caso di esecuzione di opere di manutenzione o di altre attività deliberate dall’assemblea, venga erogato all’Amministratore un compenso per l’impegno profuso, in misura percentuale sull’importo della spesa sostenuta per la realizzazione dell’intervento.
All’Amministratore, insomma, spetta una percentuale sui lavori condominiali.
E si capisce: viene pagato per assumersi le responsabilità e poi deve impegnarsi maggiormente per trovare le imprese, fare le gare, seguire le opere: una ricompensa gli ci vuole.

Ma allora perché la legge non prevede la stessa misura per chi amministra i municipi o le province o le regioni o i dicasteri o i vari dipartimenti dove si genera la spesa pubblica?
Quella gente lavora e però non viene compensata. Perciò magari si fa venire in mente di procacciarsela, una percentuale, per compensarsi dell’impegno profuso, un caffè per il fastidio, come si dice ammiccando fra mezzani e sensali. 
E così succede che ‘sta percentuale, l’Amministratore, politico o dirigente che sia, se la faccia pagare dall’impresa esecutrice che poi la carica sulla fattura che poi pagano i cittadini, che sarebbero i condomini della Repubblica. Ma lo fanno solo per compensare una ingiustizia che essi subiscono rispetto agli amministratori di condominio.
- Ma come? – sembra di sentirli -  Io, Ministro della Repubblica (o Assessore al Ramo Secco), ho meno diritti dell’ultimo capo condomino della palazzina B di un rione popolare?
- Perché devo adoperarmi gratis per il bene pubblico?

E allora? Che aspettiamo? E cambiamo ‘sta legge e introduciamola per decreto la mazzetta medio ponderata  di spettanza alla diligenza della dirigenza elettiva e nominabile così che a ciascuno vada un giusto compenso per la nobile opera profusa e devoluta al comune bene, no?

Ma mi raccontavano che spesso accade, nei condominii, che l’amministratore,  oltre alla percentuale di spettanza dai condomini, pattuisca con l’impresa una ulteriore percentuale – al nero questa volta – quale forma di ringraziamento per aver “aggiustato” la gara in suo favore.

Ahia. Questo è sconcertante. Potrebbe accadere anche in politica questa – come dire ? – doppia ricompensa, una bianca e l’altra nera, voi dite?

Io però sto tranquillo; io sono certo che i signori condomini, al solo sospetto che l’Amministratore possa allungare le mani su qualche stecca o pattuire regalini, orologi ,trombatine (es)cortigianesche, vacanze, viaggi o bustine di contante, certamente smetterebbero di votarlo, uno così e lo licenzierebbero subito subito senza aspettare il terzo grado di giudizio. Per sicurezza, no?

Ne sono certo. Il popolo sovrano è attento sia nel condominio del quartiere che nel super condominio della Repubblica.

Non ne siamo tutti persuasi ?

lunedì 15 maggio 2017

sinistra: è troppo tardi ?


In Italia e nel PD gli spogliatoi sono affollati, il cambio di casacca  è una brutta moda, ma diffusa come quella dei jeans a brandelli: uno schifo ma  .... 

sabato 13 maggio 2017

derivati lucani al peperone crusco









La Regione Basilicata ha sottoscritto nel 2006 operazioni finanziarie ad alto rischio, i cosiddetti “derivati”, che oggi stanno portando alla perdita di ingenti somme di denaro. Si tratta di decine di milioni di €uro dei cittadini che la Regione ora tenta di non perdere invocando - per costose vie legali - la nullità di quei contratti.
Ne ha parlato finanche uno dei TG locali. Figuriamoci. Con delicatezza e tatto, fra una messa e una parata.
Ma non capita di leggere né di sentire chiarimenti circa le ragioni che abbiano potuto indurre gli Amministratori di una Regione piccola e povera come la nostra a sottoscrivere contratti finanziari tanto rischiosi.
Di fronte alla scomparsa di cifre altissime che potrebbero bastare a risolvere tanti dei problemi lucani, ci si aspetta fuoco e fiamme dalla opposizione politica in Regione, ma non si vedono grandi bagliori; ci si aspettano articoli di stampa circostanziati con i nomi di Governatore e Assessori che nel 2006, coi soldi dei cittadini, avventatamente sottoscrivevano contratti ad alto rischio in cui mai avrebbero investito i PROPRI risparmi. Ci si aspettano notizie e denunce. Ma nulla accade. Non si sente nulla di tutto quello che una libera stampa dovrebbe fare, una opposizione degna di questo nome farebbe con energia convincente a difesa degli interessi dei cittadini. Sulla questione, sfogliando la margherita per sapere se m’ama o non m’ama, ci si aspettavano inchieste documentate su collegamenti con incarichi ministeriali per affari regionali di quell’epoca, nomi, connessioni, legami. Invece, no. Silenzio. La fiera del pepe crusco, la sfilata in maschera, il meteo e il pallone.
Ne parlano ora solo per farci sapere che stanno tentando, questi altri, di recuperarne una parte di tutti quei soldi. Onore al merito, bene. Ma quei derivati furono contratti la cui firma meritò i rilievi della Corte dei Conti di Basilicata il cui ex Procuratore addirittura ebbe a definirli una "vera e propria follia", sottoscritti a forza, nonostante l’Ufficio Legale della Regione avesse espresso nel 2006 esplicito parere sfavorevole alla loro stipula. (Il Quotidiano, 2 ago 2016).
Perbacco !
Fanno bene a tentare di recuperare i soldi, però: divulgare i nomi degli autori di operazioni tanto sbagliate e tanto dannose per le casse pubbliche farebbe ancora più bene alla vita politica della Regione. E del Paese intero.  Perché se i cittadini sapessero i nomi di quelli che mal amministrano, non li voterebbero più.
E qui mi scappa da ridere. Da ridere forte. E non riesco a fermarmi.
Non mi pongo troppe domande sulla qualità della “opposizione” in Basilicata; mi pongo quesiti (retorici) sulla reale libertà di stampa in Italia.
E qui la smetto: la risata mi si spegne in gola. 

martedì 2 maggio 2017

RENZOGAN

Nessun testo alternativo automatico disponibile.












COSE ... TURCHE 

Seggi pieni di elettori di destra. Urne affollate da migranti africani che avevano talmente a cuore votare il segretario PD che chiedevano un euro davanti ai supermercati per andare a versarne due al seggio.

Cose da RENZOGAN

domenica 30 aprile 2017

clero in TV



Preti e suore in contemporanea nel pomeriggio TV di oggi. Su Rai 1, Rai 2, TRM, Telenorba, clero a reti unificate: non può essere una coincidenza. Divorzi e corna di soubrette e subito dopo un prete, poi un delitto irrisolto e un altro prete, una ragazza scomparsa e poi un vescovo e una suora. Poi la pubblicità per l'8x1000 alla chiesa con un prete che, al pari di tutti gli altri inserzionisti, dalle sottilette ai detersivi, chiede soldi. 
Preti, pettegolezzi e superstizioni. E soldi. Questi i "contenuti" che vengono imposti ai teleutenti. Questa la funzione formativa educatrice della TV; così vogliono che siano gli italiani: ignoranti, pettegoli e superstiziosi. Non ci si salva più.

lunedì 17 aprile 2017

Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”, diceva Brecht e sventurate devono essere un po’ tutte le terre, visto che il potere ha bisogno in ogni dove di eroi funzionali ad additare la strada maestra ai governati e di matti per porre all’indice la via sgradita.

leggi tutto qui

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la nostra terra sventurata non fa eccezione: ha bisogno di eroi. Magari di eroi borghesi, come si diceva qualche anno fa, di quelli che come te fanno il proprio dovere anche se “non conviene”, di quelli che “chi glielo fa fare?”, ma lo fanno.
Qualcuno disse tempo fa: “bisogna essere matti a pensare di poter cambiare il mondo; ma solo un matto può riuscirvi”. Di matti criminali, ahimè, la storia è piena e i loro seguaci di ogni tempo si limitano a cambiare casacca; i matti sognatori esistono, in genere finiscono sulla croce o saltano a Capaci e i loro seguaci ne commemorano puntuali le spoglie ma son bene attenti a non seguirne le gesta.




martedì 4 aprile 2017

la questua


Siamo inondati da una miriade di questue quotidiane, postali, televisive, in rete: un proliferare incredibile di vaglia, IBAN, conti postali e numeri telefonici per donazioni che ha davvero del grottesco.
Un tempo la questua era affidata al sacrestano che durante le funzioni allungava un sacchettino di stoffa nera appeso al fondo di una lunga canna che egli infilava tra i banchi per raggiungere anche la manina più corta fra i fedeli compagni di seduta; la pertica col sacchetto aveva sostituito il piattino per un maggior riserbo sulle dimensioni dell’obolo elargito. Grazie al servizio postale, la questua giungeva anche nelle case: nella buca regolarmente ci si ritrovava il Messaggero di S. Antonio, il Giornalino di Don Bosco, le cartoline di Pasqua disegnate coi piedi da pittori senza mani (sic !) e fra le pagine sempre umide di lacrimazzi pietosi spuntava puntuale l’incorporato bollettino di conto corrente per l’offerta al clero che in cambio avrebbe distribuito parole di conforto ai poveri e ai derelitti e perdoni, purghe e indulgenze miste ai donanti per le porcherie eventualmente commesse fra un versamento e l’altro: una sorta di vaccino a somministrazione periodica che doveva riscuotere un certo successo, vista la copiosità degli invii, che per quanto godessero (inspiegabilmente) di tariffe agevolate, comportavano certo dei costi, fra stampe a colori, redazioni e impostazioni.
Oggi la grande colletta si avvale anche delle più moderne tecnologie che consentono contatti pervasivi a minor costo, mentre la tecnica di aggancio dell’attenzione rimane quella stessa – antichissima - dei più scaltri accattoni professionali che organizzano squadre di mendicanti scelti fra bambini e deformi per più impietosire i passanti all’uscita dal tempio, la chiesa o il supermercato (che pur tempio è, di una divinità più smart); scorrono infatti sui monitor immagini di bimbi malati, macilenti e denutriti, sbattuti in faccia alla gente che si raccoglie per il pranzo davanti al desk-TV, atte a suscitare pietà e senso di colpa negli spettatori commensali e a indurre infine la digitazione sul telefonino del numeretto donatore. Così la coscienza è placata, il pranzo riesce meglio, mentre nulla più si sa dei percorsi compiuti dalla somma donata.
Ma quello che più di ogni altra cosa stupisce e insospettisce è il moltiplicarsi continuo dei soggetti che si dedicano a mostrarci con suggestiva efficacia come soffrono i poveri, i malati, i disabili, i terremotati, gli alluvionati, specie i bambini, gli sventurati di ogni categoria possibile e che dopo averci ben commossi, ci invitano a metter mano alla tasca per mandare a loro dei soldi che – promettono solennemente – useranno esclusivamente per far star bene, sfamare, curare, guarire, accasare, a seconda della disgrazia, gli sventurati bisognevoli testé rappresentatici. Sembra, in certi periodi dell’anno, che ci siano più organizzazioni di adozione a distanza che marche di detersivo per i piatti. E qui sorge qualche domanda.
Se si costituisce un Soggetto Benefico che si prefigge di raccogliere denaro in favore, diciamo, dei terremotati dell’Abissinia, si capisce che ci siano molte persone che, colpite dalla sofferenza altrui, decidano di donare parte del proprio denaro a questo Soggetto Benefico nell’intenzione di aiutare quei bisognosi. Bene. Si capisce meno quando questo desiderio di far del bene, anziché manifestarsi con una donazione al preesistente Soggetto Benefico, da parte di certuni si manifesti nel creare, a propria volta, un altro organismo parimenti dedito alla raccolta dei fondi in favore di quegli stessi terremotati dell’Abissinia. Di per se stessa questa azione comporta un forte spreco di quel denaro così faticosamente raccolto a detrimento del bene donativo finale, in quanto il raccogliere in sé, la pubblicità, la Presidenza, la Segreteria, il telefono, l’ufficio, il fax, il PC, la stampante, la manovalanza, il conto bancario ecc. ecc. hanno dei costi che, con il duplicarsi dei Soggetti Benefici, inevitabilmente si duplicano e si moltiplicano, a detrimento dei bisognosi.
Possibile mai che la portata di questo spreco possa sfuggire a menti così altruiste e così profondamente dedite al bene altrui?
A Natale, quando le questue si intensificano in occasione del massiccio annuale assalto alle tredicesime, ho aderito a una colletta che in cambio di una donazione minimale di € 10 in favore di uno dei tanti enti di ricerca su una malattia, offriva un pacco di cioccolatini. Buoni. Da quel giorno hanno preso a mandarmi per posta fior di ringraziamenti, depliant, pubblicazioni, cartoncini con vaglia (ovviamente) che davvero non se ne può più. Ma allora: quanto spendono in cartoncini, stampe, spedizioni? Dopo aver pagato i cioccolatini (o le arance o i carciofini o le azalee) che mica il cioccolataio glieli dava gratis, e dopo il “fastidio” dei dirigenti e la tipografia e la stamperia e il grafico designer, quanto rimane per la beneficenza o per la ricerca? Quanto consuma la macchina organizzativa di chi ha deciso di farlo per mestiere il questuante? Quanto guadagna il fornitore di azalee? Senza la campagna di beneficenza, quanti cioccolatini sarebbe invece riuscito a vendere il cioccolataro? Molti di meno, ovviamente.

Nella assoluta intrasparenza sulla reale distribuzione dei fondi, la colletta, la (promessa) intermediazione della beneficenza,  si conferma uno dei più grossi e oscuri business dei giorni nostri.

giovedì 23 marzo 2017

GIOCHI LECITI


GIOCHI LECITI
Ho conservato la copia di questa  tabella dei giochi proibiti nei locali pubblici italiani che risale al 1966.
Ispirata a una legge di Pubblica Sicurezza del 1931, credo corra ancora l’obbligo di esporla nei locali pubblici, ma non sono certo che accada, non avendo dimestichezza con le sale da gioco.
Fa una certa impressione leggere su questa tabella la locuzione “giochi leciti”: si intende subito che occorre precisare che si tratta di giochi “leciti” per distinguerli da quelli che leciti non sono, e nel testo a seguire, la tabella illustra con una precisione che oggi appare grottesca, l’elenco esatto dei giochi illeciti.
Ma è soprattutto degno di nota che la licenza a tenere giochi leciti è concessa a condizione che siano vietati tutti i giochi d’azzardo, nei quali ricorre fine di lucro con vincita e perdita aleatorie, giochi definiti espressamente “pericolosi” dal codice penale.
Vigente.
I giochi “a soldi” sono pericolosi e vietati, ma se offerti dal Monopolio di Stato, diventano leciti; se ci facciamo una partita a poker fra di noi scommettendo soldi, credo che commettiamo un reato, ma se invece il poker lo facciamo on-line o infiliamo denaro in una macchinetta in tabaccheria o al bar sotto casa, pur trattandosi di gioco d’azzardo a fini di lucro  ecc. ecc … facciamo cosa lecita.
Questa tabella dei giochi proibiti nei locali pubblici italiani fa davvero tenerezza.