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mercoledì 22 maggio 2013

il tempo delle ciliege

quand'è il tembo 
delle cigliege
le cigliege si vann accogliere
si vann accogliere col panieriiino
sotto l'albero del mio giardiiino.
a mangiar si fa così
siccosì siccosì
a dormir si fa così
siccosì siccosì


quand'è il tembo 
delle cigliege
le cigliege si vann accogliere
si vann accogliere col panieriiino
sotto l'albero del mio giardiiino.
a mangiar si fa così
siccosì siccosì
a dormir si fa così
siccosì siccosì

domenica 19 maggio 2013

La ragione è un'isola piccolissima (4)

Buona sera Sig. Co.
ho avuto modo di leggere la sua lettera pubblicata sull'inserto del quotidiano La Repubblica.

Condivido il suo pensiero quando dice che le persone, nonostante siano a conoscenza di fatti biasimevoli, si lasciano trasportare dai propri sentimenti volendo rimanere ciechi e insensibili.

Gesù disse di stare in guardia verso questo atteggiamento.

Tant'è vero che disse che la conoscenza della verità avrebbe reso liberi. (Giovanni 17:17)

Liberi da cosa? Dall'ignoranza e dalla credulità.

Anche l'apostolo Paolo sostenne questo pensiero quando incoraggiò d'accertarsi delle cose più importanti (Filippesi 1:10)

E' vero che entrambi questi personaggi ponevano l'accento sulle cose spirituali ma lo possiamo applicare a ogni campo della vita.

Spero di poterla risentire presto.

(Norberta)
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Gentile Signora, 
lieto di leggere il suo messaggio.
A partire da quella lettera si è aperto un dibattito che riporto su questo blog.
Quello che osservavo è proprio il comportamento di coloro che in nome della fede - religiosa o calcistica o politica -  rinunciano alla attività critica e logica della mente, rifiutando di guardare in faccia la realtà.
Specie in tempi di crisi come quelli che viviamo, l’ignoranza e la credulità portano molta gente a fuggire dalla realtà rifugiandosi nell'irrazionale: prosperano infatti le attività religiose, il gioco d’azzardo, l’attesa degli UFO. 
Questi abbandoni hanno in comune il disperare del singolo di poter operare con le proprie forze un cambiamento nella propria vita vera, arrendendosi a domandarlo invece, a entità immaginarie esterne alla realtà – la divinità, la fortuna, gli astri, il sovrannaturale - la cui benevolenza occorre guadagnarsi con riti, sacrifici (spesso in denaro) e ferventi preghiere, riunendosi in cortei rassicuranti, in oranti processioni, in stadi con la ola, in tabaccherie col gratta e vinci, in piazze urlanti che inneggiano troppo spesso a capipopolo di dubbia moralità che promettono irragionevoli e chimerici paradisi (fiscali e no). 
Questi abbandoni hanno in comune sogni collettivi di soluzioni semplici e irrazionali fondate su improbabili dogmi, soluzioni magiche che debbano venire dall’esterno, dal cielo, da un mago, da un santo, dai pianeti, dalla fortuna, dagli astri, dagli inferi, da un altro mondo.

KANT
La “verità” viene concepita dai credenti di ogni genere come un fenomeno magico che esiste al di fuori del mondo sensibile e che debba un giorno rivelarsi, donando salvezza al mondo. Concezione questa, teologica, che per millenni ha bloccato il pensiero dell’umanità indirizzandolo nella ricerca dell’assurdo. 
Si è dovuto attendere il 1700-1800 d.C. per far uscire, (e non del tutto), la metafisica dalla filosofia occidentale. 
Per dividere la teologia dalla filosofia, si son dovute combattere molte battaglie, ma occorre ancora combatterne per ottenere il riscatto del pensiero dalla superstizione.

E con la globalizzazione, le crisi mondiali in corso, gli interessi immensi di chi gestisce la domanda di “fede”, e inoltre la miseria in cui versano ancora miliardi di persone sul pianeta e quindi l’ignoranza estrema, bacino immenso per ogni superstizione  - sinottica, canonica e magari anche apocrifa, purché fonte di lucro e di potere - ebbene, il percorso della ragione mi pare ancora, ahimè, molto in salita. 
Un saluto.

(w/cody)*
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i precedenti interventi sono qui : 


e qui:




lunedì 13 maggio 2013

silvio, mi hai deluso

Arriva LEE, guardate come fa
e quanto avrà da lui per niente che gli dà
evviva LEE, che non lo ascolta mai, che non gli crede mai,
che anche senza me sorride, dorme e va,
e sopravviverà
viva LEE
che piangere lo fa, che si difenderà
viva LEE
che gli renderà tutto il male che lui ha fatto a me
gli insegnerà che sapore ha l'infelicità
evviva LEE
che non lo cerca mai, che non lo adora mai,
che anche senza lui, la vita la vivrà e non si arrenderà.
Viva LEE ...


mercoledì 8 maggio 2013

La ragione è un'isola piccolissima (3)

Mi permetto rispettosamente di scriverle unicamente perché ho letto la sua lettera sul "D" di Repubblica del 20 aprile 2013 nella rubrica del Prof. Galimberti e l'ho trovata molto interessante. L’argomento che lei ha esposto mi sta molto a cuore poiché sono uno di quelli che è continuamente alla ricerca della verità e non sono alla ricerca di sogni vuoti.
Lei ripropone l’antico problema del “conflitto” tra fede e ragione che ha appassionato da sempre l’umanità. Personalmente trovo che non sia impossibile la coesistenza di fede e ragione, anzi, grazie a Dio ho trovato proprio una guida che mi aiuta a orientarmi nell’arduo cammino della vita, senza fantasticherie ma con la concretezza che mi viene dal creatore che mi conosce molto bene.  Ho intrapreso uno studio profondo delle Sacre Scritture e ho abbracciato la fede di Testimone di Geova, spero che questo non pregiudichi la sua lettura. Continuo ogni giorno lo studio della Parola di Dio e riscontro che mi aiuta a trovare la forza di cambiare innanzi tutto me stesso, mi da un ragionevole equilibrio e una certa soddisfazione di vita. Mi piacerebbe quindi avere con lei un sincero scambio di opinioni sull’argomento e le propongo una visione scritturale.

Sono d’accordo con lei che l’umanità oggi brancoli nel buio sia morale che etico-spirituale, e ciò che fa più male è riscontrare che si sia smarrito il desiderio di ricerca della verità. Come può notare dagli scritti profetici il problema è antico:
 

(Geremia 5:30, 31) Una situazione sorprendente, perfino una cosa orribile, si è verificata nel paese: 31 I profeti stessi effettivamente profetizzano con falsità; e in quanto ai sacerdoti, sottopongono secondo i loro poteri. E il mio proprio popolo [lo] ha amato così; e che farete voi al termine d’esso?”

(Geremia 6:13-15) “Poiché dal più piccolo d’essi fino al più grande d’essi, tutti fanno per sé guadagno ingiusto; e dal profeta fino al sacerdote, ciascuno agisce falsamente.


Il problema odierno semmai è quello di sapere cosa sia “la verità”. Sul piano sociale, politico, etico, oggi è vero tutto e il contrario di tutto. Sotto questo aspetto le parole di Gesù sono illuminanti:

(Giovanni 8:32) e conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi”.


Nel mio caso posso dire che la conoscenza della “verità” mi ha aperto gli occhi.
Mi farebbe piacere conoscere le sue riflessioni in merito e nell’attesa di leggerle la saluto cordialmente.   

(Alex)
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Gentile amico, 
la ringrazio per le sue interessanti considerazioni, ma temo non facile il poterci intendere.
Il conflittto tra fede e ragione è insanabile per definizione, perché la fede pretende e impone - con il dogma - la rinunzia alla ragione e obbliga a credere quello che credibile non è: da qui l'imperativo quotidiano: credo, credo, credo.
La fede ritiene di possedere "LA verità", vuole gli assoluti, invece il pensiero è dubbio, è ricerca continua, è necessità di prove e di conferme scientifiche e ancora ricerca e fatica e ricerca ancora, il pensiero è - per prova ed errore - la ricerca di relazione, quindi è  - per definizione - relativista; tutto ciò, per la fede diviene invece colpa e bestemmia, peccato da punire.
Adamo peccò - e fu punito - perchè mangiò il frutto dell'albero della
conoscenza, traviato dalla femmina tentatrice.
Concezioni entrambe per me inaccettabili, quella dell'uomo che deve vivere all'oscuro e quella della donna portatrice di male e di peccato,
Una leggenda, questa biblica, simile a quelle di altri popoli. Esiodo racconta di come la donna Pandora ruppe il vaso delle sventure portando il male sulla terra e Prometeo rubò il fuoco per ILLUMINARE l'oscurità e venne perciò punito. Come vede i miti antichi si assomigliano un po' tutti.
L'illuminazione, la luce di Prometeo, la ricerca della conoscenza di Adamo sono per la fede esattamente il peccato originale, la colpa massima dalla quale i nostri poveri figli dovrebbero ancora oggi essere mondati - ovviamente in cambio di lauta offerta - con il battesimo.  
La conoscenza, la scienza, il sapere scientifico furono e temo siano ancora il massimo peccato, non le pare?
Quanti pensatori e scienziati sono stati perseguitati e arsi sul rogo perché ponevano in dubbio la conformazione del sistema solare e dell'universo contenuta nelle scritture?
Ancora oggi si tenta di impedire, per esempio, la diffusione dei testi Darwiniani per non mettere in discussione le leggende creazioniste oggetto di fede.
Per fortuna, almeno in occidente, da un po' di tempo chi si oppone alla fede non viene più torturato e ucciso come è invece accaduto per quasi un millennio, alla faccia dell'amordiddio.  Rammentiamo che le peggiori barbarie si sono compiute nella storia - e si compiono oggi ancora  nel mondo -  in nome della fede?

Credo inconsutile la frattura fra chi crede a miti e leggende e chi invece studia la concretezza del mondo di cui noi, esseri viventi con differente evoluzione, siamo parte e non padroni.
Egregio amico, la coltivazione dello spirito non può fermarsi alla compulsazione asfittica di testi redatti migliaia di anni fa, deve invece passare dalla lotta strenua all'ignoranza e all'incultura, dal combattere la sottomissione degli uomini ad altri uomini, dal categorico rifiuto della concezione dell'umanità come di un GREGGE che ha bisogno di pastori.


                                                                                                                                                          (w/cody)
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Troppo profondo…ma risuona bene quel finale… gregge che ha bisogno di un pastore. 
Sembra di essere dalle nostre parti, nella terra del gregge di Epicuro come amava definirsi Orazio.

ciaoooooooo  
(FM)
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Costantino, la tua analisi dal mio punto di vista, è assolutamente inconfutabile (se si usa la ragione come strumento di analisi). Purtroppo, come la storia insegna (e tu lo hai giustamente ricordato) il confronto non è assolutamente possibile specialmente tra soggetti che hanno maturato profondamente convinzioni radicalmente opposte. Infatti, qualunque tentativo di confronto parte da un'impronta, oserei dire genetica, completamente diversa, opposta e quindi l'approccio è oggettivamente impossibile. Leggendo e rileggendo lo scritto del Signor Alex mi convinco sempre di più che apparteniamo a due mondi enormemente differenti. Di fatto parliamo lingue totalmente inconciliabili tra loro. Le sue argomentazioni mi appaiono incomprensibili ed a tratti farneticanti (senza offesa ovviamente). Ma d'altra parte credo che anche per lui sia la stessa cosa leggendo il tuo scritto. Più parlo di questi argomenti con persone fortemente convinte della loro fede, più mi convinco che è un esercizio assolutamente inutile, anzi, se si insiste spesso si compromettono anche i rapporti formali. In altri contesti storici e culturali spesso, come hai puntualmente ricordato, il confronto è avvenuto e, ahimè, avviene con atroci violenze che non di rado hanno portato a massacri di proporzioni epiche. Direi che, tutto sommato, è meglio che ognuno viva nel suo mondo, esprimendo liberamente le proprie convinzioni ma senza pretendere di "imporle" ad altri (in maniera subdola o altro). In estrema sintesi penso che, come in natura, ci sono elementi che sono tra loro insolubili, ad esempio l'olio con l'acqua, ma ciò nonostante possono coesistere nello stesso recipiente ognuno per conto proprio. 
(Mimmo)
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continua da:
e da

domenica 5 maggio 2013

Matera, capitale del ciclismo unesco 2019

Nella mia dabbenaggine credevo che le piste ciclabili sarebbero servite non solo a far ciclare le migliaia di materani che usano abitualmente spostarsi in bicicletta - vedete bene che da quando hanno completato le piste ciclabili alla modica spesa di 350.000 euro, il traffico automobilistico urbano è crollato - ma sarebbero servite anche a farci passare quel branco di pedalatori che prim o doping passano anche da qui, i biciclisti professionisti del giro d'Iltalia.
E invece mi sbagliavo.
Per il giro d'Italia occorrono invece soldi freschi. Pare che i biciclisti non pedalino molto bene se non si son spesi tanti soldi, è un fatto che attiene alle giunture, mi spiegava un amico, bisogna...  ungere, sennò il carrozzone non cammina.
E così, incurante della crisi e della congiuntura economica, il Comune che si lagna notte e giorno di non aver soldi per i servizi sociali e per le necessità primarie dei cittadini, ecco che tira fuori mezzo milione di euri da dare a una impresa di asfalti (strano ma questa circostanza non mi è nuova) per allisciare la strada della tappa, mentre la Provincia, per festeggiare la scampata abolizione, tira fuori 320.000 euro per ... indovina? riasfaltare altro tratto di strada. E siamo a 820.000 eurazzi d'asfalto cui vanno aggiunti € 50.000 di obolo alla RCS Gazzetta dello Sporc e altri 10.000 in pubblicità. Aggiungiamo i trasporti gratis per tutti, gli straordinari ai vigili e agli spazzini, qualche rinfresco e qualche mangiatone e siamo al milione di euro.
Nu milione, all'anim 'o Priatori, diceva lo svampito in un vecchio film di napoletani.
Ma si capisce, il giro d'Italia è una festa. Per l'impresa degli asfalti lo è di sicuro, per la Gazzetta di certo, (poi sui giornali della RCS straparlano di imprenditoria privata, meno stato e più privato, di libera editoria indipendente e altre amenità quotidiane), quello che non si capisce è che cosa abbiamo noi da festeggiare nel veder passare quei pantaniani che si sfiancano nelle salite in bici quando potrebbero benissimo prendere l'autobus e fare un po' meno casino.
Ma signor mio, mi dice sempre la vicina, signor mio, i valori dello sport!
Eh, sì, ho capito, i valori dello sport sono gli stessi valori dell'Italia dei Valori: i valori che si custodiscono in cassaforte. 
Ah, dimenticavo! Chiudono sinanche le scuole. Da un lato aboliscono le festività per meglio produrre e far studiare i nostri pargoli e poi invece chiudono le scuole per il circo massimo del giro e della pubblicità assistita dallo stato.
Festeggiano gli alunni di ogni ordine e grado e con loro l'intera classe insegnante e hanno ragione: quest'anno non si sono goduti manco un giorno di chiusura per neve, vanno risarciti anche loro.
Festa !.
festa, farina e...


 http://w-cody.blogspot.it/2011/12/lautunno-delle-piste-ciclabili-di.html

http://w-cody.blogspot.it/2011/07/matera-e-le-piste-ciclabili.html

sabato 4 maggio 2013

La ragione è un'isola piccolissima (2)



“L’istruzione è il processo per cui il pensiero è dischiuso dall’anima e, associato alle cose esteriori, ritorna riflesso, rendendoci così edotti della realtà e della forma delle cose stesse.” A.B.Alcott, Boston1850 ca.

  Gentile signor Costantino,
ho letto la sua al Professore Galimberti, (D. di Republica del 20 aprile) e, visto che appone l’indirizzo, penso accetti qualche riflessione e accetti l’iniziale citazione, che a me sembra appropriata.
 Lei dice: “L’infondatezza della convinzione che la conoscenza apra gli occhi e ridesti la ragione dal sonno e dall’inganno”.
  A mio parere, modestissimo, al mondo emotivo non appartengono soltanto aspetti non educabili, quali l’amore (non a caso si dice che è cieco) e la fede (che si basa sulla cecità del credere e non su di un sapere); le altre emozioni se non facilmente educabili, cosa impegnativa, chissà se potrebbero essere comprensibili, cosa ancor più difficile. Mi spiego.
Un’emozione, che appunto muove dentro di me un qualcosa, ha pure un suo significato, più o meno lontano, più o meno rintracciabile. Se non riesco a conoscere la sua origine, la scintilla che l’ha fatta nascere e poi pericolosamente esplodere, o con la stessa pericolosità soppressa, mi è possibile farla colloquiare con la ragione?
Platone che invitava al controllo delle passioni, invitava a conoscerle e comprenderle? L’educazione come può attuarsi se non attraverso la conoscenza, intesa come comprensione intima delle cause? Perché la persona carismatica  ottiene consenso? Perché il destinatario delle parole vuote, ma piene di retorica, non ha la capacità di pensare, accecato dalle sue emozioni a lui stesso  incomprensibili. Pensare è faticoso, richiede preparazione, allenamento, educazione ricevuta, volontà di andare verso una possibile, se pur relativa, verità; ma anche dove questa facoltà sia in qualche modo presente è possibile il contatto-dialogo tra pensiero e origine dell’emozione?
  Tutti sappiamo che è male essere violenti, risolvere con la violenza i conflitti, aggredire anziché cercare di comprendere, usare il pre-giudizio anziché aggiornarlo con i nuovi contesti, ma: chi è sceso a spiegarci il significato di questi incendi che le parole, gli eventi, gli accadimenti più diversi, la retorica più o meno disonesta appiccano dentro di noi?
  E’ una cosa possibile? La scuola, chiamata a forgiare il futuro della civiltà di un Paese  forse potrebbe aiutare in questo senso; una scuola che parta da subito, da quella dell’infanzia. Un utopia.
 Ma i retori sanno che un agire in questo senso toglierebbe incontrollata emotività al gruppo, creando persone pensanti, critiche, non facilmente influenzabili con politiche con cui si forma  e si assoggetta il branco a finalità tutt’altro che utili alla società dove, appunto, gli uomini si fanno soci per progredire insieme. Ma forse, nonostante l’attuale contesto politico e sociale,  ce la faremo; a poco a poco, liberandoci  di alcune catene, anche se altre, pur cambiando nelle sole apparenze, permarranno.

  Da appassionato del mondo del colore, le invio una delle mie foto preferite…le cose che passano in attesa di quelle nuove.   
                                             Le auguro sereni giorni di primavera

                                                                                     Giorgio G.
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Gentile amico,
ho molto apprrezzato le sue considerazioni, pertinenti e acute.

Le chiedo solo di chiarirmi un punto del suo scritto che qui le riporto :

(...) nuovi contesti, ma: chi è sceso a spiegarci il significato di questi incendi che le parole, (...)


Chi sarebbe sceso? da dove? Oppure chi sarebbe dovuto scendere?
I figli, temo, più che dalla scuola imparano dai padri.

appresto
co
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mercoledì 1 maggio 2013

A Peppe Lomonaco il primo premio del concorso letterario nazionale “Nicola ZINGARELLI”


Sabato, 27 aprile, si è svolta la cerimonia per la consegna dei premi del concorso letterario nazionale Nicola Zingarelli”. Intitolato al grande filologo e curatore del dizionario della lingua italiana, il premio viene attribuito ad opere che si distinguano per la purezza del linguaggio e dello stile letterario. Giunto alla V edizione e fregiandosi dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, è stato in passato attribuito, tra gli altri, ad Andrea Camilleri, Giordano Bruno Guerri e Gianluigi Beccaria. La cerimonia si è tenuta nel prestigioso teatro neoclassico “Mercadante” di Cerignola, paese natio di Nicola Zingarelli.
   Il primo premio è stato assegnato all'opera letteraria di Peppe Lomonaco “E' STATA UNA LUNGA GIORNATA” con la seguente motivazione:

 Ben articolata l'intermittenza tra passato e presente. Avvincente. Da consegnare alle future generazioni per il suo contenuto”.
   Il romanzo di Lomonaco racconta gli ultimi anni del 1960 attraverso la storia di due ragazzi meridionali catapultati a Milano dal poderoso movimento migratorio del primo decennio della seconda metà del novecento. Nel contesto di quelli che furono gli anni cruciali della contestazione, di grandi fermenti politici e sociali, si articola una struggente storia d'amore che vede al centro della narrazione due ragazzi che devono fare i conti con la cruda e drammatica realtà quotidiana di quegli anni in cui chi abbandonava le proprie radici si trovava all'improvviso a doversi confrontare con situazioni colme di stenti e sacrifici quasi inumani e del tutto estranee alla propria cultura.
   Peppe Lomonaco narra nel  suo romanzo una “storia d'amore e di fabbrica nell'autunno caldo del 1969” cogliendo in modo intuitivo e poetico “l'eroismo della realtà” che vede “l'amore vero” fra due giovani ragazzi che sfidano il mondo per vivere insieme e per costruirsi il proprio futuro. Senza inganni inutili e stucchevoli sentimentalismi e scevra da intenti consolatori la storia raccontata  da  Peppe Lomonaco scorre nitida e fluida come fotogrammi di un film ambientato nella Milano di oggi. E' un romanzo più che mai attuale “Da consegnare alle future generazioni per il suo contenuto”.
(Filippo Bubbico)
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Il premio giusto alla persona giusta alla vigilia del 1 maggio. Una mattina mi son svegliato…ma altri lo hanno dimenticato.
Buona festa del lavoro e dei lavoratori.
Franco Martina