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sabato 4 maggio 2013

La ragione è un'isola piccolissima (2)



“L’istruzione è il processo per cui il pensiero è dischiuso dall’anima e, associato alle cose esteriori, ritorna riflesso, rendendoci così edotti della realtà e della forma delle cose stesse.” A.B.Alcott, Boston1850 ca.

  Gentile signor Costantino,
ho letto la sua al Professore Galimberti, (D. di Republica del 20 aprile) e, visto che appone l’indirizzo, penso accetti qualche riflessione e accetti l’iniziale citazione, che a me sembra appropriata.
 Lei dice: “L’infondatezza della convinzione che la conoscenza apra gli occhi e ridesti la ragione dal sonno e dall’inganno”.
  A mio parere, modestissimo, al mondo emotivo non appartengono soltanto aspetti non educabili, quali l’amore (non a caso si dice che è cieco) e la fede (che si basa sulla cecità del credere e non su di un sapere); le altre emozioni se non facilmente educabili, cosa impegnativa, chissà se potrebbero essere comprensibili, cosa ancor più difficile. Mi spiego.
Un’emozione, che appunto muove dentro di me un qualcosa, ha pure un suo significato, più o meno lontano, più o meno rintracciabile. Se non riesco a conoscere la sua origine, la scintilla che l’ha fatta nascere e poi pericolosamente esplodere, o con la stessa pericolosità soppressa, mi è possibile farla colloquiare con la ragione?
Platone che invitava al controllo delle passioni, invitava a conoscerle e comprenderle? L’educazione come può attuarsi se non attraverso la conoscenza, intesa come comprensione intima delle cause? Perché la persona carismatica  ottiene consenso? Perché il destinatario delle parole vuote, ma piene di retorica, non ha la capacità di pensare, accecato dalle sue emozioni a lui stesso  incomprensibili. Pensare è faticoso, richiede preparazione, allenamento, educazione ricevuta, volontà di andare verso una possibile, se pur relativa, verità; ma anche dove questa facoltà sia in qualche modo presente è possibile il contatto-dialogo tra pensiero e origine dell’emozione?
  Tutti sappiamo che è male essere violenti, risolvere con la violenza i conflitti, aggredire anziché cercare di comprendere, usare il pre-giudizio anziché aggiornarlo con i nuovi contesti, ma: chi è sceso a spiegarci il significato di questi incendi che le parole, gli eventi, gli accadimenti più diversi, la retorica più o meno disonesta appiccano dentro di noi?
  E’ una cosa possibile? La scuola, chiamata a forgiare il futuro della civiltà di un Paese  forse potrebbe aiutare in questo senso; una scuola che parta da subito, da quella dell’infanzia. Un utopia.
 Ma i retori sanno che un agire in questo senso toglierebbe incontrollata emotività al gruppo, creando persone pensanti, critiche, non facilmente influenzabili con politiche con cui si forma  e si assoggetta il branco a finalità tutt’altro che utili alla società dove, appunto, gli uomini si fanno soci per progredire insieme. Ma forse, nonostante l’attuale contesto politico e sociale,  ce la faremo; a poco a poco, liberandoci  di alcune catene, anche se altre, pur cambiando nelle sole apparenze, permarranno.

  Da appassionato del mondo del colore, le invio una delle mie foto preferite…le cose che passano in attesa di quelle nuove.   
                                             Le auguro sereni giorni di primavera

                                                                                     Giorgio G.
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Gentile amico,
ho molto apprrezzato le sue considerazioni, pertinenti e acute.

Le chiedo solo di chiarirmi un punto del suo scritto che qui le riporto :

(...) nuovi contesti, ma: chi è sceso a spiegarci il significato di questi incendi che le parole, (...)


Chi sarebbe sceso? da dove? Oppure chi sarebbe dovuto scendere?
I figli, temo, più che dalla scuola imparano dai padri.

appresto
co
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