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venerdì 21 settembre 2012

Matera, XXI settembre 1943 - il cippone



« Matera prima città del Mezzogiorno insorta in armi contro il nazifascismo addita l'epico sacrificio del 21 settembre 1943 alle generazioni presenti e future perché ricordino e sappiano con pari dignità e fermezza difendere la libertà e la dignità della coscienza contro tutte le prevaricazioni e le offese. »

Le onorificenze sono pompose nel linguaggio epico ma i fatti furono brutali. Dopo l’8 settembre 43, i nazisti in ritirata, al comando del criminale di guerra tal Wolf Wemer Graf, saccheggiavano Matera prevaricando pestando e arrestando chiunque tentasse di opporsi ai violenti soprusi. Gli arrestati venivano rinchiusi nei locali della "milizia" che i fascisti, coraggiosamente, avevano abbandonato dopo l’armistizio e qui venivano interrogati come i nazisti sapevano ben fare mentre i saccheggi continuavano selvaggiamente.
Il 21 settembre due militari italiani intervennero a fermare due soldati tedeschi che stavano eroicamente rapinando una gioielleria e dopo un conflitto a fuoco li uccisero. 
I civili presenti nascosero i cadaveri, un barbiere tagliò la gola a un ufficiale nazista e scoppiò di colpo la rivolta: un pugno di civili male armati e qualche soldato italiano si lanciarono a combattere contro i tedeschi che avevano invaso la città. La guerriglia urbana proseguì per molte ore riuscendo a evitare ulteriori saccheggi, a metter in fuga i nazisti che rinunciarono a radere al suolo il centro cittadino e a evitare quindi che Matera fosse bombardata dagli alleati.
I tedeschi però, prima di fuggire, fecero saltare il palazzo della milizia dove avevano imprigionato gli arrestati, compiendo una ennesima strage di civili.
Matera – 23 anni più tardi - fu insignita di Medaglia d’argento al valore con questa  motivazione:
«Indignati dai molteplici soprusi perpetrati dal nemico, gruppi di cittadini insorsero contro l'oppressore e combatterono con accanimento, pur con poche armi e munizioni, per più ore, senza smarrimenti e noncuranti delle perdite. Sorretti da ardente amor di Patria, con coraggio ed ardimento, costrinsero l'avversario, con aiuto di elementi militari, ad abbandonare la Città prima dell'arrivo delle truppe alleate. Città di Matera, 21 settembre 1943.»
I civili materani si ribellarono a uno straniero oppressore perché stanchi dei tremendi soprusi che stavano subendo. Quindi, gli oppressori stavano da una parte mentre dall’altra parte ci stavano gli oppressi. Gli oppressi furono costretti a ribellarsi per difendere se stessi, le persone loro vicine, i concittadini, la città di Matera e l’Italia, mentre i nazisti, gli oppressori, dopo violenze e saccheggi, per rappresaglia fecero strage degli innocenti che avevano rinchiuso nella milizia.
Oppressi che si ribellano agli oppressori: questa la chiara verità storica sancita dalla Medaglia al Valore.
Ma allora come diavolo è che sul cippo eretto al posto della milizia ci sta scritto :
i morti di tutti ritrovino pentiti pace e amore?
Di tutti chi? Perché la lapide mette sullo stesso piano gli aguzzini e le loro vittime, gli assassini predatori e chi si era difeso, gli stragisti dei campi di sterminio e chi ha tentato di combatterli? Che si dica che i nazisti abbiano da pentirsi dei loro crimini, si capisce; ma chi quei crimini invece li ha subiti o ha tentato di difendersi, di che cosa, di grazia, si deve pentire?
Il cippo affida a dio “le vittime di insania di guerra”…
Non le chiama vittime di criminali di guerra, di nazisti oppressori, ma le chiama vittime di insania di guerra, come se fosse stato il terremoto o il maltempo a massacrarli.
Il cippo ipocrita auspica, che le vittime vivano con dio. Mit Got, si direbbe in tedesco. Infatti i nazisti avevano sulla cintura la seguente scritta “Got Mit Uns”, dio è con noi. Sinora né dio né i suoi sedicenti rappresentanti li hanno mai smentiti. Anzi, dopo aver benedetto i loro alleati in orbace come uomini mandati dalla provvidenza, dopo aver taciuto sugli orrori dell'olocausto, li ospitarono e li aiutarono a sfuggire a quella giustizia che il mondo civile ancora attende.

1 commento:

  1. Una delle pecche delle genti del Bel Paese è la memoria, sempre corta, e sempre a corto di termini per indicare la verità. Se ogni famiglia avesse i casa un vocabolario, il dizionario dei sinonimi e dei contrari forse non vivremmo nell'ipocrisia e nella precarietà. Ma non sarebbe il Bel Paese... Cosi è si vi pare. E allora continuiamo a celebrare. Una prece ed ad Maiora, in attesa di una medaglia d'oro al valor civile che sembra scomparsa ( a rieccola !) nella memoria del "vedremo...'' in nome della riconciliazione e degli ideali di libertà. Sinonimi, contrari? Al prossimo 21 settembre 1943. E il prossimo, nel 2013, sarà il 70°.
    Vai con le con-celebrazioni, cody...

    FRANCO MARTINA

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