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sabato 20 aprile 2013

La ragione è un'isola piccolissima (1)

Il commento del prof. Galimberti su D-donna 
di Repubblica del 20 aprile 2013.

Il testo integrale è nel blog QUI: 
http://w-cody.blogspot.it/2013/03/informazione-e-verita.html

 e mail
 Il signor Costantino Dilillo (D n. 837) mescola in modo un po'
approssimativo i concetti (già di per sé piuttosto difficili da
definire) di fede, ragione e ragionevolezza, che è cosa diversa dalle
prime due. Parlo da sedicente ateo e razionalista, che di sicuro non
ama particolarmente il clero (di qualsivoglia religione): la lettera
del signor Costantino mi pare anche un po' presuntuosa perché sembra
distinguere tra una massa di scemi (o, se vogliamo essere
politicamente corretti, di ingenui) che "brama l'inganno" e un'élite
di illuminati in grado di conoscere la realtà, quando è molto più
probabile che tutti noi si appartenga alternativamente (e spesso
consapevolmente: su questo sarebbe carino discutere) a entrambi i
mondi. Mi soffermo soltanto su una contraddizione logica che nemmeno
in commentatore ha notato: se non va bene generalizzare sugli zingari,
perché dovremmo farlo sui preti? Un conto è ragionare, mi si perdoni
il bisticcio, sulla ragionevolezza o irragionevolezza della fede. Un
altro è considerare più pericoloso lasciare i nipoti in parrocchia che
in un campo rom: non mi sembrano esempi particolarmente calzanti per
discettare di razionalità.

Luca Colombo

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Nessuna presunzione - le assicuro - e lungi da me ogni elitarismo.
Forse nella estrema sintesi, non ho chiarito bene il mio pensero e me ne
scuso.
La invito tuttavia alla lettura integrale della mio intervento.

Le osservazioni sono tre:
1) Si pensa che la gente non sappia quanto corrotto sia il clero, o la
politica, o lo sport e si pensa che se la gente finalmente lo venisse a
sapere, essa certamente rivedrebbe convincimenti, frequentazioni e consenso
politico.
Invece, no: pur sapendo, tanta gente continua a sostenere e frequentare
certi ambienti.
Quindi sembra smentito che la conoscenza porti illuminazione.

2) Tanti alimentano facili generalizzazioni sui Rom, sui Comunisti, sugli
Ebrei, per occasionali esperienze o per "sentito dire". In genere si tratta
degli stessi di cui al punto precedente, i quali però, nel caso dei preti
pedofili, o dei giocatori di palla venduti o dei Batman laziali non hanno
altrettanta  inclinazione a generalizzare.
Certo che non va bene generalizzare, ma perchè generalizzano a senso unico?

3) Messi di fronte alla contraddizione (pur sapendo ecc.) si difendono non
sul piano logico, ma su quello della appartenenza (io credo e tu invece sei
un miscredente, sei un comunista, non sai di calcio, ecc.) che,
all'evidenza, non c'entra un bel nulla.

Esistono quindi degli spazi della mente dove la conoscenza non porta alla
elaborazione logica nè culturale nè all'azione razionale di difesa.
E il Prof. individua questi spazi nella sfera della emotività che non
risponde alla logica del raziocinio e che prelude al declino con l'irrompere
dell'irrazionale.
E ciò mi convince nella diagnosi e mi allarma nella prognosi.

Un saluto.
Co.

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Tutto abbastanza condivisibile. Ma temo che, al di là della sintesi,
lei equivochi su un punto: l'illuminazione non è di questo mondo.
Forse la raggiunge qualche mistico, ma è un qualcosa per definizione
non condivisibile (e men che mai, pertanto, falsificabile o, che è lo
stesso, verificabile).

A sua volta la ragione non è di per sé conoscenza, è un metodo.
Illumina sì sprazzi di realtà, ma in modo intermittente, e lasciando
il resto nell'oscurità. Anzi, è proprio la ragione che ha poco a poco
eroso le ottimistiche certezze dell'illuminismo.

Glielo dice uno che si ritiene immune da fedi, supersitizioni e
fanatismi di qualunque genere. Ma è anche consapevole di come la
ragione tenda ormai ad essere assorbita dalla tecnica, la quale ha
pretese di verità assai superiori alla religione ma anche alla stessa
politica, come si vede in modo sempre più evidente: ciò che è giusto o
sbagliato, buono o cattivo non lo decide né la fede, né il consenso,
né l'deologia, lo decide chi è in possesso della conoscenza e della
tecnica.

Al di là del loro intrinseco potenziale totalitario, i governi dei
professori (versione moderna della tecnocrazia platonica, che lei non
cita esplicitamente ma che sta sullo sfondo di molti dei suoi
ragionamenti) non sono in nulla differenti dagli altri: chiaramente
possiamo distinguere tra provvedimenti ragionevoli e provvedimenti
demagogici, ma di sicuro è del tutto illusorio, se non pericoloso,
credere che possa esistere una razionalità pura a guidarci nelle
decisioni. La matematica, che è l'espressione somma della ragione
(ratio=calcolo) ha un'enorme potenza descrittiva della realtà, ma è
pur sempre astrazione.

Certo poi bisogna anche sapersi scegliere gli avversari. Se il suo
parametro sono le vecchiette bigotte o i fanatici religiosi o
sportivi, be', sarà difficile per lei non avere ragione. E' ovvio, per
esempio, che l'argomento dell'appartenenza non può essere opposto a
chi ti fa notare una contraddizione logica. Ma è altrettanto ovvio che
nulla, proprio nulla, ci garantisce dal essere anche noi, sedicenti
illuministi, in contraddizione.

Mi rendo conto che tutto questo può sembrare una svalutazione della
ragione, quando invece anch'io mi ritengo, nel mio piccolo, un
illuminista. Parlando per contrapposizione, fors calco un po' la mano
in senso opposto al suo, ma è ovvio che non voglio fare l'elogio
dell'irrazionalità, della demogogia o della superficialità. Sarebbe
però bello approfondire l'aspetto della saggezza delle folle
(http://en.wikipedia.org/wiki/The_Wisdom_of_Crowds) che noi tendiamo a
immaginare a un corpo senza testa in balia dell'irrazionalità, e che
forse invece sono meno stupide di quanto pensiamo: tanto noi, quanto
la vecchietta bigotta.

Mi scusi se ho risposto in modo un po' sconnesso, spero comunque che
ci sia qualche spunto di riflessione. Grazie in ogni caso
dell'occasione di discussione che mi ha dato.

cordialmente,
Luca Colombo.
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Che vuoi gli osservatori sono sconnessi,come replica Colombo, ma il nostro Paese sconta un vecchio peccato originale legato alla scarsa laicità dello stato e al mancato trasferimento alle generazioni dello spirito della Costituzione. E così servizio, comprensione si fondono e si confondono con paternalismo, solidarismo, populismo e opportunismo di maniera o di facciata.
Ecco. Il nodo è nei tanti ismi…
Quando la finiremo con il buonismo?
A te gli altri sinonimi e contrari.