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domenica 10 luglio 2016

conviene la globalizzazione


Globalizzazione vuol dire che un asciugamani di cotone al 100% del peso di 500 grammi e che misura 40 centimetri per 60 centimetri e di qualità buona costa 2,70 €uro.
Un asciugamani più piccolo, 30 per 50 centimetri, costa solo 80 centesimi.
Questi asciugamani, come tanti altri manufatti, sono prodotti in Pakistan; altra roba è prodotta in Viet-Nam, in Bangladesh o in altri paesi lontanissimi.
La salvietta è fatta di cotone e quel cotone è stato da qualche parte del pianeta seminato, coltivato e poi raccolto; trasportato dai campi ai luoghi di tessitura, è stato intrecciato e quindi colorato e, smistato secondo le destinazioni produttive, dalla filatura per le camicie alla maglia grezza per gli asciugamani, è stato intessuto, tagliato e confezionato secondo le misure e i diversi spessori merceologici e finalmente è divenuto asciugamani.
L’asciugamani è stato imballato e trasportato dalla fabbrica al porto di imbarco dei containers, ha attraversato mezzo mondo ed è sbarcato in un porto italiano; qui è stato scaricato, ricaricato su TIR e trasportato presso il grossista che lo deve distribuire; qui l’asciugamano è stato etichettato col marchio voluto, imballato in cellophane e plastica e quindi rispedito a bordo di decine e decine di TIR per la distribuzione nei singoli punti vendita e io oggi, ben contento del prezzo, l’ho pagato 80 centesimi.
Il commerciante che me lo ha venduto ci ha guadagnato almeno 10 centesimi e se risaliamo la filiera di tutti quelli che hanno lavorato per far giungere dal Pakistan sin qui quell’asciugamano di cotone, dobbiamo immaginare che tutti ci han guadagnato qualche cosina, qualche millesimo di euro a eccezione però di quelli che lo hanno prodotto i quali, sottraendo sottraendo, si deve dedurre che non vengano affatto pagati, che si accontentino del privilegio di lavorare per l’opulento occidente.
Da queste nobili maestranze dovrebbero prendere esempio i nostri disoccupati che dicono di voler lavorare ma in realtà - materialisti - stan sempre a pensare alla paga, alla paga.
E così gli industriali il lavoro lo vanno a offrire in Pakistan, dove la gente vuole lavorare senza fare tante storie.

Conviene la globalizzazione. Conviene produrre là, con gli schiavi che lavorano 16 ore con paga locale - spesso per un piatto di riso - e vendere qui a prezzi italiani.

Conviene la globalizzazione. Qui le fabbriche chiudono, i lavoratori rimangono disoccupati, la gente si impoverisce sempre di più. 
E pazienza, la globalizzazione conviene.