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sabato 16 luglio 2011

Italia vuoto a perdere


Si parla di raccolta differenziata, di termovalorizzatori, nuove discariche, ma non si parla di ridurre la produzione di monnezza quotidiana. Come mai?

I rifiuti alimentari o biologici per esempio sono incomprimibili, ma il vetro? gli imballi?

Per il vetro, tanti anni fa c'era la saggia consuetudine del "vuoto a rendere" per cui il consumatore  acquistando un prodotto contenuto in bottiglie, versava al commerciante una forte cauzione in denaro a fronte del vetro e se voleva riavere la cauzione, doveva riconsegnare i contenitori di vetro vuoti. Così il vetro era riciclato subito e non c'era bisogno di rottamarlo, rimandarlo in fabbrica e ricostruirvi le bottiglie nuove: si riusavano le stesse bottiglie, con una forte riduzione di costi e nessun problema di vetri dispersi nell'ambiente.
Adesso invece vige il "vuoto a perdere" e migliaia di tonnellate di bottiglie buone vengono gettatate ogni giorno per poi essere raccolte, sfasciate e poi ricostruite e poi ridistribuite, con immensi costi per la collettività e forti guadagni per chi produce bottiglie, ovviamente.
Il consumismo è fondato proprio sulla anticipata distruzione del prodotto per poter produrre e vendere sempre di più, e allora qui qualcuno ci guadagna e tutta Italia, non soltanto Napoli, deve impazzire per risolvere il problema rifiuti?

E gli altri imballi? Tre lattine di pomodori hanno attorno un imballo di carta il quale è imballato a sua volta nella plastica che assieme alle altre confezioni va in una balla di cartone che viene trasportata su una pedana di legno. Quindi su pochi chili di pomodoro ci lucrano gli imballatori di latta, carta, cartone, plastica e legno, 5 ditte diverse che producono imballi destinati a gonfiare le montagne di spazzatura dopo pochi minuti dall'acquisto. E negli espositori? Due fettine di prosciutto sono in vendita in una accogliente vaschetta di polistirolo che a sua volta è sigillata da un velo di pack e accanto 5 mele in un secchiello di plastica con una rete in pack e un sigillo di latta.
Nella spazzatura finiscono 5 piccoli torsoli di mela e un chilo di imballi e qui sono tutti a fingere di cercare una soluzione per smaltire milioni di tonnellate di rifiuti.
Ma, se si eliminassero tutti questi imballi, i produttori di tetrapack e dei vassoietti di polistirolo e degli imballi in genere vedrebbero la riduzione dei loro guadagni.
Ed ecco la chiave della questione: gli interessi di pochi produttori di imballi sono intoccabili, loro devono continuare a invadere il pianeta coi loro contenitori per aumentare i propri profitti e la collettività intera pagarne tutti i prezzi, loro ci fanno i miliardi e il problema dei rifiuti è degli Stati e dei cittadini.
Chissà perché?