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domenica 11 dicembre 2011

piazza fontana 12 dicembre - ancora bombe dopo 40 anni

Il 12 dicembre 1969, nel pieno di quello che fu definito “l’autunno caldo” delle rivendicazioni dei diritti dei lavoratori, a Milano  una bomba esplose nella Banca Nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana, provocando la morte di diciassette persone ed il ferimento di altre ottantotto. Tra il 1968 e il 1974 furono compiuti 140 attentati e quello di Piazza Fontana, insieme alla strage di Bologna, avvenuta nel 1980, fu uno dei più sanguinosi.
In particolare la Strage di piazza Fontana rappresenta l'inizio della “strategia della tensione” e fu definita in seguito la “strage di Stato” per il presunto coinvolgimento di apparati deviati dello Stato che volevano impedire un ricambio al governo del Paese.
In quegli anni esisteva la reale possibilità che il maggior partito della sinistra italiana, il PCI, potesse arrivare al governo del Paese grazie ai forti consensi politici e culturali che aveva saputo conquistare presso ampi strati sociali del paese che intravedevano, con una svolta politica, la possibilità di realizzare una società più moderna e più equa, non comunista ma social democratica.
Le stragi, narrano gli storici, ebbero la finalità di impedire questa svolta e il ricambio della classe politica.
Nel 1992 i partiti che avevano mal governato l’Italia per 50 anni furono travolti dagli scandali, dagli arresti e dall’infamia della corruzione elevata a sistema politico, come lo stesso Craxi ammetteva in una storica udienza processuale. Dopo “tangentopoli” l’Italia si apprestava a scegliersi una nuova classe dirigente e l’unico partito che era rimasto integro, dopo gli arresti e le confessioni di massa dei personaggi del pentapartito e del CAF, era il PDS nato di recente dalle ceneri del PCI e portatore di istanze rinnovatrici e riformiste che il paese attendeva dal dopoguerra.
In quel delicato frangente fra il 1992 e il 1993 ricomparvero gli attentati e le stragi, mentre Totò Riina, dalle carceri, lanciava strani avvertimenti contro i Comunisti, come se si fosse ancora negli anni ’50.
Ancora una volta, quando una svolta politica diveniva possibile e nel mentre in tutta fretta si ricostituiva un nuovo partito “Forza Italia” che garantisse il permanere degli assetti precedenti, ritornavano in Italia le bombe, 10 attentati fra il 1992 e il 1993 e le stragi: Falcone, Borsellino, via dei Georgofili a Firenze, via Palestro a Milano e altre esplosioni senza vittime.
Il nuovo partito “Forza Italia”, si presentava sventolando ancora il fantasma della difesa dal Comunismo che invece era scomparso finanche in Russia assieme all’URSS.

Oggi, in questo delicatissimo momento storico, quegli stessi assetti di potere che furono democristiani e socialisti nella prima repubblica e berlusconiani nella seconda sono ancora una volta in difficoltà a causa del discredito politico e morale in cui versa la intera classe dirigente. Una svolta politica è indispensabile e imminente per la sopravvivenza stessa della democrazia in Italia ed ecco puntuale Berlusconi che riparla di un fantasioso “pericolo Comunista” dal quale quello stesso assetto di potere che governa l’Italia dal 1948 intenderebbe continuare a difenderci e, puntuali ricompaiono gli attentati.
Si ricomincia con le bombe.
Più concreta si presenta una possibile svolta politica, più feroci sono stati e temo potranno ancora essere gli attentati bombaroli rivendicati volta per volta da fantomatici gruppi anarchici.
Quando finirà questa terribile storia?