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domenica 12 febbraio 2012

MATERA - CINEMA NEI SASSI - PICCOLA STORIA DEI SASSI DAGLI ANNI ‘50 AI GIORNI NOSTRI FRA ANEDDOTI, TRAME DEI FILM E SCORCI DEI SASSI

La storia materana del secolo scorso è segnata da due momenti cardine nel destino dei Rioni Sassi: il primo fu l’evacuazione dei convicinii a partire dagli anni ’50; l’altro, il riconoscimento da parte dell’UNESCO dei Sassi di Matera quali patrimonio culturale e antropologico dell’umanità. Si apriva finalmente la strada per il riutilizzo conservativo e la rivalutazione culturale degli antichi insediamenti abitativi.
Fino agli anni ’50 i Sassi erano il nucleo abitativo più consistente della città, nonostante le terribili condizioni igienico sanitarie di antri bui, umidi, scavati nella roccia e ricettacolo promiscuo di persone e animali domestici, da soma e da cortile. La eco suscitata dalla pubblicazione di “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi, richiamò l’attenzione dell’opinione pubblica sulle condizioni di vita nei rioni materani e una specifica legislazione diede il via alla edificazione di grandi nuovi quartieri popolari nelle periferie della città e al totale esodo dai Sassi della popolazione materana.
Sottratta alle dimensioni spaziali, sociali e culturali delle interrelazioni micro-economiche del “vicinato” degli antichi quartieri, la popolazione materana conosceva il disorientamento culturale del dislegamento dal mondo contadino senza l’approccio alla civiltà industriale e moderna che continuava ad essere altrove.
I Sassi, così evacuati e non recuperati, come invece era stato progettato dalla legge sul “Risanamento Sassi”, divennero una città fantasma nel cuore della città nuova.
La decadenza dei Sassi abbandonati fu rapida e parve presto irreversibile nella rimozione collettiva: la città tendeva a dimenticare di essere nata e di aver vissuto nei “vergognosi” tuguri dei Sassi e gli interessi speculativi della emergente imprenditoria edile favorivano ogni oblio.
 
I quartieri deserti, i vicinati abbandonati, i vicoli su cui affacciavano finestre cieche, gli acciottolati affogati da rigogli d’erbacce e muffe, le scalinate in tufo muschioso, le tracce di una evacuazione disordinata, costituivano uno scenario di alta suggestività, quasi un set naturale dentro al quale molti registi scelsero di ambientare i loro film. Si girarono vicende diverse, drammi italiani, storie evangeliche e bibliche ma tutte ambientate “altrove”, in paesi, culture e civiltà non materane: fecero eccezione i film “Cristo si è fermato a Eboli” di Rosi e “La Lupa”.
Fra i vicinati dei Sassi ancora abitati, fra il ’52 e il ’53 Alberto Lattuada ambientò “La Lupa”, un intenso dramma passionale tratto da una novella di Verga, non privo di una qual crudezza neorealistica pur nell’impianto melodrammatico della vicenda e nei suoi accenti enfatici. Le operaie della manifatturiera di tabacco dove lavorano le protagoniste, la Lupa e sua figlia che sposa uno degli amanti di sua madre, ricordano nelle scene corali e nei tagli descrittivi, le mondine di “Riso amaro” di G Desantis, più vecchio di tre anni. Entrambi questi film riecheggiano nell’intreccio torbido, per i ruoli femminili di inconsapevole ma appassionata malvagità, i temi portanti del genere “noire” americano e francese di fine anni ’40.
Matera dava solo il nome e prestava gli ambienti a una vicenda non materana; ma le riprese del film, avvenimento d’eccezione, rimasero a lungo nella memoria e nelle conversazioni dei Materani, fra i quali erano state reclutate tutte le comparse, in una ricca aneddotica spesso autoironica, mimetizzatrice di entusiasmi di poveri giorni a contatto con il cinema, gli attori, la modernità.
L’aneddoto più famoso è quello centrato su un curioso calembour. In dialetto materano “adesso viene il brutto” si pronuncia “ma i britt”. Nel rione, durante le riprese del film, si era sparsa la voce che quel giorno avrebbero girato una scena un po’ forte fra la figlia della Lupa e il suo fidanzato. Quando Lattuada col megafono convocò l’attrice che si chiamava “May Britt”, le frotte di curiosi si dispersero in fuga fra i sassi ripetendosi l’un l’altro “ma i britt, ma i britt” e cercando di allontanare dal set donne e bambini.
Dieci anni dopo, nel’62, Luigi Zampa scelse la parte più alta dei sassi e alcuni scorci del centro burocratico-amministrativo cittadino per ambientare gli esterni di “Anni ruggenti”, una gogoliana satira sui tremori servilistici e furbeschi di gerarchi fascisti che scambiano Nino Manfredi, agente delle assicurazioni, per un “ispettore” mandato da Roma a mettere il naso nelle magagne dei notabili locali. Film pungente e spassoso che vide i materani annoiati e distanti spettatori di frenetici spostamenti di macchine da presa, parchi luce e materiali di scena.
Il film che segnò forse il “lancio” dei Sassi di Matera quale scenario eccellente per la cinematografia fu “il Vangelo secondo Matteo” girato a Matera da Pier Paolo Pasolini. I volti del popolo materano che apparvero in grande quantità nel film, tutto interpretato da attori non professionisti, furono parte essenziale della poetica del film, dove il Cristo non era l’etereo edulcorato principe esangue di certa filmografia tradizionale o zeffirelliana ma un uomo dalle fattezze comuni che viveva tra gente povera e in favore di questa lottò e per questo fu messo a morte dal potere gestito da persone altrettanto comuni. Gli scorci dei Sassi, i volti segnati dal tempo, dalla fatica, dalle sofferenze, sono nel film protagonisti della tragedia individuale ma corale nella elegia pasoliniana dei diseredati e del loro Cristo.
La fama dei Sassi ebbe così eco internazionale: negli anni ’70 gruppi di artisti, archeologi, architetti provenienti da diversi paesi europei si insediarono in case ristrutturate degli antichi quartieri, aprendo “cantieri autonomi” di ripristino dei vicinati in un clima di assoluto volontariato, parallelo ai Concorsi Internazionali di architettura che lentamente e sempre più stancamente si ripromettevano di ideare e progettare e porre in opera il risanamento abitativo e artistico dei Sassi e che non ebbero esito alcuno, salvo quello di esportare la conoscenza di un patrimonio archeologico abitativo unico al mondo.
Nel 1975 il regista spagnolo Fernando Arrabal girò nei Sassi e sulla Murgia circostante “L’Albero di Guernica” con Mariangela Melato. Un film di produzione francese ambientato durante la guerra civile spagnola che narra la storia simbolica dell’amore fra un poeta surrealista e una contadina nana - l’intellighenzia e il popolo spagnolo - che si uniscono per combattere la dittatura franchista. Nella simbologia del film il martirio del popolo spagnolo è incarnato da uomini deformi e nani, che, dapprima vittime, diventano eroi di una guerra senza quartiere. La pellicola è da cineteca. Introvabile in cassetta, impensabili passaggi televisivi, lasciò traccia di sé sulle pareti dei Sassi che per anni conservarono le scritte in spagnolo che inneggiavano a Franco o alla Repubblica, senza che la troupe, partendo si fosse occupata di ripulire. Gaffe da anarchici rivoluzionari, come anche quella di non saldare numerosi conti a fornitori locali. Il film, pare per opposizione della Curia, non fu mai proiettato nelle sale materane: ma tutti potemmo vederlo nelle sale di Altamura e Montescaglioso, a pochi chilometri da Matera, ma con un non elevato godimento cinefilo.
Le scritte della guerra civile spagnola, non cancellate dalle pareti nelle vie dei Sassi, tornarono utili alla troupe del film che fu girato a Matera tre anni dopo. Michele Placido, diretto da Alberto Negrin, interpretava nel ’78 un altro film ambientato in Spagna durante la guerra civile. Braccianti lucani vengono arruolati dal regime fascista per partecipare alla campagna d’Africa, terra nella quale avrebbero avuto in premio, a vittoria certa, appezzamenti coltivabili e schiavi negri testé sottomessi. Vengono invece inviati a combattere in Spagna tra le file franchiste anche contro altri volontari italiani che si battevano fra le fila repubblicane. Prodotto dalla RAI il film era “Volontari per destinazione ignota”, come ignota è rimasta la destinazione del film, la cui prima (e ultima) fu proiettata a Matera fra gli applausi dei familiari delle vittime …pardon, delle comparse.
Le scritte spagnole sui muri, anche stavolta, e più numerose, non vennero ripulite e ce n’è qualcuna ancora visibile sui tufi meno assorbenti delle vie dei Sassi.
Nel 1978 Francesco Rosi girò a Matera e in alcuni altri paesi della provincia “Cristo si è fermato a Eboli”, con Gian Maria Volontè nella parte di Carlo Levi. Il regista si avvalse di molti attori non professionisti materani e della consulenza storica di esperti locali. Se il libro di Levi era asciutto nella narrazione del confino di un torinese in una terra sconosciuta, misera eppur viva nel lutto secolare dell’abbandono, dagli usi e dalle condizioni di vita imparagonabili a quelli dell’Italia ufficiale, il film di Rosi risulta accorato, appesantito da immagini ridondanti, didascalico nella spiegazione vocabolaristica di riti locali, di usanze magico-religiose spiegate da non credibili contadini da epopea. Prodotto e sezionato a puntate dalla RAI, il film ebbe l’indubbio pregio di riaccendere l’attenzione della cultura nazionale sul Mezzogiorno e sulla Lucania di Levi. Tanto per cambiare.
Gli anni ’80 hanno visto un particolare fenomeno di ripopolamento dei Sassi. Molti giovani, alcuni perché privi di altre soluzioni abitative, altri, la maggior parte, per precisa scelta, acquistarono o ebbero dai nonni o locarono alloggi nei Sassi, o semplicemente - occupando proprietà demaniali - si insediarono in case antiche, fra le meno mal ridotte dei due Rioni. Le soluzioni architettoniche di ripristino delle case, lo stile di arredamento e l’utilizzo funzionale di tutti gli scarsi spazi disponibili è stato di particolare originalità. La soluzione del “soppalco” ha consentito quasi sempre il raddoppio dei vani abitabili, ottenendo la “zona notte” in quello spazio accogliente fra gli spicchi della volta altissima del vano originario, collegata al piano terreno da scalette in legno o in metallo di forma e disegno non comuni e a volte bizzarre nella funzionalità. Gli spazi cucina, in queste case, sono per lo più la integrazione ottimale fra strutture preesistenti come aperture, vani, nicchiette scavate nella parete, e semplici impianti aggiuntivi come ripiani, mensole, sportelli: senza nessuno dei correnti mobili da cucina.
Nei Sassi ora, avviato il secondo piano biennale di ristrutturazione e recupero degli alloggi, vivono oltre 2.000 persone, numerosissimi nuclei abitativi sono stati ristrutturati e alcune altre centinaia di alloggi saranno agibili fra breve, mentre vecchie case divengono alberghi e “bed and breakfast”, con originalissime soluzioni ricettive. Sta esplodendo a Matera, intorno ai Sassi, un significativo fenomeno turistico che fa contare presenze elevate di visitatori ogni fine settimana.

Il film di Giuseppe Tornatore “L’uomo delle stelle” è stato girato in questo già mutato scenario dei Sassi nel 1994. L’uomo delle stelle è Castellitto, cinico venditore di sogni che negli anni ’50 si spaccia per reclutatore di talenti cinematografici, gira finti provini con una macchina da presa senza pellicola, e promette, in cambio di denaro, vitto e masserizie strepitosi successi hollywoodiani. Matera, ancora, presta strade e pareti per una ambientazione d’altri luoghi, questa volta siciliani.
Singolarmente efficace è stata la trasformazione di piazza S. Pietro Caveoso che ha assunto la fisionomia di una tipica piazza di paese meridionale con la notazione epocale di una credibilissima sede della DC a fronteggiare una rossa sezione del PCI. Chi non sapeva della lavorazione del film e attraversava quella piazza, ne aveva, solo nel 1994, un forte senso di estraniamento, di sorprendente dislocazione storica.

Ma il film che scosse dalle fondamenta la vita tranquilla dei Materani fu il miliardario “King David” con Richard Gere. Come comparse furono reclutate centinaia di persone, molte decine invece trovarono lavoro nei service e nel supporto logistico, mentre numerosi appartamentini, ammezzati, casette e residence furono dati in fitto per ospitare le star e la troupe. Quasi tutti i giovani fra i 18 e i 30 anni che si incontravano per strada avevano barba e capelli lunghi, requisiti essenziali per essere scelti a comparire nel film come soldati schiavi o nelle carrellate con fondali umani misti, a simulare mercati vivi e strade popolose.
La pellicola fu un lunghissimo e stucchevole flop della Paramount, ma il divertimento ci fu davvero, specie quella mattina sulla Murgia quando si doveva girare la scena degli straccioni sbranati dai leoni. Fu ordinato alle comparse, a piedi nudi, come si conviene a personaggi biblici, di disperdersi e fuggire fra le acuminate rocce della Murgia, come se fossero inseguite dalle belve. Ma le comparse accennavano solo qualche passetto esitante fra spine, aculei e spunti taglienti di roccia calcarea. Allora il regista ordinò: “Free the lions!”. Liberate i leoni!, tradusse solerte l’aiuto e alcuni cani avvolti in finte pellicce di leone, da inquadrare da lontano, furono sguinzagliati sulla Murgia. “Che ha detto?” chiese una comparsa. “Che adesso liberano i leoni, eccoli che arrivano”. “I leooooni???” La scena venne benissimo, la gente fuggiva strillando con un realismo straordinario e l’urlo unanime “I leooooni!!!” era da cinema-verità.
Anche le ferite ai piedi.
Terzo e arcinoto film dai Testamenti girato nei Sassi è il recentissimo “The Passion” del convertito Mel Gibson, reduce dai deserti senza tempo di Mad Max e sopravvissuto alle armi letali. Sul film si è già detto di tutto e di più. Anche più di quello che la pellicola effettivamente meritasse.

Matera, da città simbolo della miseria meridionale col cuore antico desertato e rimosso, si sta avviando a divenire una importante meta di turismo internazionale e i Sassi, nella loro bellezza non più spettrale, tornano a essere luoghi vivi di incontri, di mostre d’arte importantissime, laboratorio creativo d’idee e progetti artistici sentiti e vissuti dai cittadini, dai visitatori e da tutti coloro che si auspicano che i Sassi non diventino un immenso “suk” di bancarelle per collanine, souvenir, calzascarpe, posacenere e anforette con su scritto “Ricordo di Matera”.
Vedere Matera ridotta ad una chiassosa Rimini, zeppa di pub e discoteche, sarebbe davvero un brutto film.

(w/cody)*

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