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sabato 6 ottobre 2012

Irsina 1963 scuola elementare

Quale mondo veniva decritto ai bambini delle scuole di mezzo secolo fa? Il mondo che circondava i bambini dell'entroterra lucano era lo stesso che pulsava intorno ai coetanei che vivevano nel Norditalia?
I pedagoghi che elaboravano sussidiari e libri di lettura per le scuole dell’Italia Unita, quale mondo descrivevano? Quello delle grandi città del regno d’Italia o quello delle colonie annesse?
In seconda elementare, in classe eravamo 42, nel '62. 
In quel tempo se al nostro maestro gli parlavano di “team” pensava a Tim e Gerry; in quel tempo quelli che giocavano a palla si chiamavano ancora squadra  e se a un allenatore gli dicevi coccer, quello ti menava. 


In quel tempo il nostro ottimo libro di letture a pagina 26 narrava del bambino Salvatore che accompagnando la mamma dal pizzicagnolo, voleva portare da solo, il bravo ometto, tutti i pacchi della spesa. Una bella lettura edificante che rimase impressa nella memoria mia e degli altri 41 scellerati miei compagni perché secondo l'antico metodo della decimazione, il maestro domandò a caso tra le falangi che cosa significasse “pizzicagnolo”. Lo sguardo attonito dei precotti esprimeva molto sforzo di caldaie e tanto smarrimento nell'attesa della scarica di carcaroz­zi cotognetti e calcinculo che maturavano in silenzio tra lavagna e crocefis­so, anche perché fondamentalmente mancava proprio il concetto base dell'aver da trasportare voluminosi e pesanti sacchetti di generi alimentari acquistati detti "spesa", esperienza per lo più del tutto ignota alla platea. 
Qualcuno bluffò di­cendo "non mi ricordo" e ven­ne fucilato nella schiena; quelli che la buttarono sull'etimologia biascican­do fesserie sui cagno‑lini furono decapitati sommariamente e riabilitati solo nell'89 con un Nobel per la pace secondo l'usanza, altri tacendo si accucciarono sotto il banco come colti da torpore improvvido.
Nessuno sapeva cosa fosse questo fetente d'un pizzicagnolo.
Poi il maestro, smontato che ebbe il patibolo e sfilatosi il cappuccio nero dalla testa, ce lo spiegò che il pizzicagnolo è una specie di salumiere che vende cose da mangiare come le scatolette della carne in conserva, le delicates­sen, le salsicce e, a volte, anche il pane.
Allora ca­pimmo che quando la mamma, una volta a settimana, ci mandava a prendere un‑cucchiaio­-di‑conserva‑uno e quat­tro quinti di mezzi‑ziti da Stacchiuccio, ci stava mandando dal pizzica­gnolo e che quindi questo pizzicagnolo altri non era che Stacchiuccio.
Ma perché non lo scrivevano sul libro? Evidentemente quello che scriveva il libro dove­va essere un ricco del Nord: lì, Stacchiuccio, si chiama Pizzicagnolo.

Quale mondo descrivere nei libri di scuola a vent'anni dalla guerra?  A chi?  E perché?

In quarta elementare dai 42 iniziali eravamo ridotti a 27 perché il maestro ne aveva giustiziato una dozzina ri­mandandoli alle zappe e a Milano alla Svizzera e alla Germania insieme al papà, a dar fastidio agli elvetici e ai padani col loro sudicio lavoro, uno era morto di meningite e qualcun altro scalzo era finito per i campi dietro la capra di famiglia.
L'Italia unita, era questo, nel 1962, a vent'anni dalla guerra.