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sabato 26 aprile 2014

Della crisi di Forza Italia, quando si smagnetizza il capo! - di Vito Bubbico

http://notizie.tiscali.it/politica/socialnews/politica/Bubbico/13044/articoli/Della-crisi-di-Forza-Italia-quando-si-smagnetizza-il-capo.html

La quasi concomitante fuga di Marcello Dell’Utri dall’Italia e quella di Paolo Bonaiuti da Forza
Italia è l’istantanea più eloquente dell’inevitabile declino a cui è destinato un partito padronale, non appena il suo dominus viene a mancare. Anche solo in modo metaforico, ovviamente. Anche solo per la fine di un ciclo, come nel caso di Silvio Berlusconi. Quando al suo tramonto non si intravede alcun bagliore d’alba. Avviluppato com’è in una ragnatela di circostanze avverse e con sondaggi che inesorabilmente sentenziano uno scivolamento sotto la linea maginot del 20%, impensabile solo fino a pochi mesi fa.  Ed è a questo punto che la forza centripeta del padre padrone comincia a perdere forza attrattiva con conseguente perdita di pezzi, anche pregiati.


Che si fosse alla vigilia della “smagnetizzazione” di Berlusconi lo si era già platealmente capito nel momento in cui il fido Angelino Alfano gli voltò le spalle in Parlamento, in diretta nazionale, sul voto di fiducia al governo Letta.  Seguito da un folto numero di ex pretoriani berluscones (Cicchitto, Schifani, Lupi, Quagliarello, etc.). Da allora le cose sono cominciate a precipitare con Lui che rivelava una inconsueta incapacità a prendere adeguate contromisure.


La diaspora sembra essere solo all’inizio a causa dei malumori provocati dal cordone sanitario alzato intorno all’ex cavaliere dal “cerchio magico” capitanato dal duo campano in ascesa Pascale-Rossi (a cui si è aggiunto poi Toti). Infatti, la fidanzata  Francesca Pascale e la senatrice factotum Maria Rosaria Rossi, dopo aver fatto fuori la storica segretaria Marinella hanno preso possesso del quartier generale del ex cavaliere da Arcore a Palazzo Grazioli, sette giorni su sette.


Al momento è già in disparte Valentino Valentini, fedelissimo uomo-ombra del leader nei rapporti internazionali, ghost writer e ambasciatore dei negoziati (affaristici) con Putin, un tempo persino in predicato per diventare sottosegretario alla Farnesina. C’è poi il forzista della prima ora, Giancarlo Galan che si è visto scippare il ruolo di referente del Veneto dall’avvocato Ghedini. Ci sono ancora la Pitonessa silenziata, con Fitto e Scajola tenuti sulla corda di una candidatura. Si dice che persino Denis Verdini - offeso dall’accusa di «collaborazionismo con Renzi», delegittimato dalla linea ostile dei capigruppo Romani e Brunetta sulle riforme- sembra tentato a «mollare tutto». Solo rumor? Possibile. Ma tra deputati e senatori sembra che il malumore sia diffuso per l’assenza di una linea politica e per l’impossibilità di interlocuzione con il leader a causa di un filtro telefonico oramai inespugnabile.


Sicuramente le vicende Dell’Utri-Bonaiuti capitano nel momento peggiore, quando in casa forzista si tiene il fiato sospeso in attesa che i giudici di Milano decidano se il nome Berlusconi sulla scheda del 25 maggio apparterrà a un ologramma o incarnato realmente dal vivo in campagna elettorale. Sicuramente nessuno immaginava di giungere all’attuale paradosso dell’ex delfino Alfano, bistrattato e bocciato per mancanza di «quid», che diventa lui ora attrattore degli ex compagni di ventura (dirigenti, quadri di partito, eurocandidati, senatori e vecchie glorie) fuori oramai dall’orbita del capo in declino.


Una cosa sembra certa: per il capo di un partito padronale, per quanto brand di successo possa essere stato, non vale lo spot del noto caffè che “più lo mandi giù e più ti tira su”. E no, quando il capo va giù anche tutto il resto va giù. 


E se la situazione dovesse accentuarsi nella direzione di sfascio attuale, a pensarci bene, quel ritorno al nome di battesimo di Forza Italia così fortemente voluto da Berlusconi per la sua creatura politica – potrebbe rivelarsi come la inconsapevole (?) decisione amorevole di un padre pietoso che, sapendo non esservi più speranze di salvezza, la riporta a morire a casa propria.
 
(Vito Bubbico)