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domenica 7 settembre 2014

Il lavoro? Lascia che gridino.

Me lo dicevano di non lasciarmi accettare sul posto di lavoro.


·        L ascia, l’ascia. – mi gridavano e io non capivo e mi tenevo stretto il posto di lavoro.
·        Lascia l’ascia  – gridavano a lui, ma non se ne curava.
·        Lascia che gridino – diceva.
·        Lo avevo appena trovato quel lavoro.
·        Ti presento il tuo nuovo Capo.
·        Nuovo?
·        Sì, l’altro lo abbiamo tagliato.
·        Asciantè.
·        Un plesìr.
·        Guarda che ti accetteranno, mi ammonivano.
Ma invano.

Io non vedevo scure prospettive anche se nell’ombra qualcuno lasciava l’ascetico lascito del lasciar sciogliere l’ascelle nello scialle.
Poi vidi taglienti lame di luce fra le asce scure e cominciai a capire e chiamai la Bianca Arma. 

Per nome:
·        Mannaiaaaa!
·        Mannaia alla miseria -  mi rispose l’eco. 
·        Eco-mediavolo hai fatto a non accorgertene che ti tagliavano?
·        Non sono esperto di armi da taglio.
·        E da cucito?
·        Esistono le armi da cucito?
·        Le devono inventare ancora.
·        Spiacente, Signore, quest'articolo non ce n'è, non ce n'abbiamo:
·        Solo armi da taglio.

I posti di lavoro, si sa, sono cosi teneri che si tagliano con un grissino.
Come il tonno, il lavoro si taglia col grissino
i posti di lavoro coi telegrammi
la coca si taglia col borotalco
il vino si taglia con l’acqua
e con il coltello ormai ci si taglia solo la nebbia.

·        E lascia?
·        Lo sai come si chiamano nelle aziende quelli che licenziano?
·        Licenziatori?
·        No. Tagliatori di teste.
·        Come quelli del Borneo?
·        Già, quelli di Sandokan!
·        Ma questi sono ben vestiti e sorridenti: l’ascia non te la fanno vedere.
·        E tagliano?
·        Eccome.
·        Con lascia?
·        Ma L’ascia perdere, beviti due scure e nun ce penza’. accetta la realtà,
·        Mannaia a te.


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