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sabato 27 gennaio 2018

La Giornata della memoria.

Giornata della memoria.

l’Armata Rossa il 27 gennaio 1945 entrò nei campi di sterminio nazisti trovandovi ancora 7000 esseri umani non ancora passati per le camere a gas e per i forni crematori e i resti di milioni di esseri umani assassinati nelle maniere più orrende, passati per il forno e derubati, i cadaveri, finanche degli occhiali e dei denti d’oro.


Milioni di persone vi erano state orrendamente massacrate, in modo sistematico, calcolato, scientificamente organizzato, come una catena di montaggio, come per i suini di allevamento, come per i polli da scannatoio.

Milioni di persone, deportate nei campi per esservi sterminate, erano state razziate dalle loro case in quanto di religione ebraica, o perché comunisti, o perché zingari, o perché disabili, o testimoni di Geova, in un incubo chiamato “selezione della razza”.

Il Vaticano, all’epoca, nulla ebbe da ridire su questa indicibile ferocia, impegnato com’era a benedire le armate nazifasciste e a definire Mussolini “l’uomo mandato dalla Provvidenza”.

Nulla disse il Vaticano quando nel 1938 il fascismo italiano varò le leggi di discriminazione della razza e con i nazisti avviò la deportazione di ebrei, comunisti, disabili, dissidenti italiani verso lo sterminio nei lager. Interi quartieri di Roma venivano rastrellati da cattolicissimi italiani in orbace che consegnavano alle camionette naziste i propri vicini di casa e ne saccheggiavano gli averi. Nessuna opposizione, nessun veto, nessuna condanna dal Soglio Pontificio: nulla. Silenzio. Nulla disse e ancor oggi, salvo tiepidi fervorini di maniera, nulla dice.


Dopo il 1945 i criminali di guerra nazisti, ricercati dagli Alleati, cercavano scampo in ogni dove per sottrarsi ai processi e alla giustizia che voleva processare e punire quegli orrendi crimini.


Molti di questi criminali nazisti trovarono rifugio, ospitalità, nascondiglio in Vaticano e molti di loro, con documenti falsi forniti dalla Chiesa riuscirono a raggiungere dorati rifugi in America latina e in altre parti del mondo.
Pio XII, anzi, tentò di imporre a De Gasperi l’ingresso al governo italiano degli ex fascisti e scomunicò i comunisti che avevano contribuito a sconfiggere il nazifascismo. Tanto per capire da che parte stava il Papa e la sua Chiesa.

Questa la Storia.

Ebbene i TG e altre fonti di informazione e celebrazione menzionano, come ogni anno, in modo generico le vittime dei campi di sterminio e citano sempre Padre Kolbe, un prete cattolico che essendosi opposto al nazismo fu assassinato dalla Germania nazista e da qualche tempo anche la suora mistica Edith Stein. Nessun altro nome: solo Kolbe e Stein, come se le uniche vittime del genocidio nazista fossero cattolici. 

Citare il solo Kolbe e dar subito la parola al Papa determina nell’ascoltatore giovane o disinformato convincimenti errati circa il ruolo della Chiesa nei fatti di quegli anni. Molto speciosamente errati.

Su questo sito che narra la orrenda vicenda di Kolbe si arriva con sfacciataggine a definire i Nazisti “anticristiani”.
Le SS e i nazisti, in realtà, erano cristianissimi e in nome della presunta superiorità della loro fede e della loro razza avviarono il genocidio degli aderenti alla fede ebraica e ad altre ideologie. 
Fregiandosi del motto “got mit uns” (dio è con noi) perpetrarono il più orrendo crimine che la umanità ricordi ai danni di civili innocenti, colpevoli solo di esser portatori di fedi e pensieri diversi.
Possibile che dobbiamo continuare a tollerare questo ignobile uso dell’informazione tesa a fornire versioni accomodate e sbagliate della Storia e della attualità?