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giovedì 13 settembre 2018

Il vaffa di lotta e di governo.



l'uomo è fatto al 90% di acqua

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Quando ho commentato sui social gli strafalcioni di costui, fra gli insulti di vario genere che non vale la pena riportare, mi fu replicato che “mica solo quelli del classico possono fare politica” e più di recente “lo giudicherò per i risultati. Solo per quelli. Per il resto potrebbe parlare anche in dialetto.

Argomentazioni piuttosto diffuse che segnalano come diffusa sia la convinzione che non sia necessaria preparazione alcuna per amministrare uno Stato e governarne le sorti.
A un uomo di Stato, non si chiede di saper riparare lavatrici: tale competenza sarebbe superflua e irrilevante. 
A un riparatore di lavatrici non si chiede di conoscere la filosofia del diritto: tale competenza sarebbe superflua e irrilevante: deve saperla  aggiustare la lavatrice.

A chi debba amministrare uno Stato, invece, si chiede di conoscere la storia del paese, la geografia del paese, la cultura del paese, le sue dinamiche sociali, e se deve interagire con l'estero, gli si chiede di conoscere i trattati internazionali, e mille altre cose, giusto perché non cada in errore e non si faccia trarre in inganno dai volponi con cui dovrà interagire. 

A un uomo di Stato si chiedono sapienza e cultura superiori alla media perché per scegliere, decidere, governare, distinguere alleanze, discernere rischi, comprendere a fondo un testo scritto, occorre saper utilizzare sottigliezze della lingua e profondità di concetti; sapienza e cultura gli servono come la falce al mietitore, la farina al pizzaiolo, la sega al falegname, al fine di raggiungere RISULTATI.

Per cambiare un paese occorre avere una “vision”, si dice adesso, un progetto di società che comporta, di base, lo studio prolungato delle dinamiche sociali, della economia, delle prospettive produttive, dell’architrave industriale del Paese; conoscenza e cultura sono indispensabili a quella che si chiama ideazione, 
Se si vuole "CAMBIARE", anche solo una lampadina, occorre sapere per lo meno dove mettere le mani. 

Per cambiare uno Stato e le sue leggi dobbiamo dire che uno vale l'altro? O un costituzionalista o un imbianchino, lo sanno fare allo stesso modo? 
Un intervento chirurgico ce lo faremmo fare indifferentemente da un medico o da un carrozziere? 

Grammatica, sintassi, lingua sono lo specchio del pensiero: di pensieri asfittici e approssimativi ne abbiamo già avuti fin troppi nei governi che ci hanno devastato negli ultimi decenni; se il vaffa di lotta è risentimento e negazione dialettica, il vaffa di governo dove ci porta?

A sei-sette mesi dal voto, al di là delle chiacchiere al vento, non si vede ancora nulla di questo "cambiamento".

Come già B, diranno che non li hanno fatti lavorare?