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venerdì 8 luglio 2011

REGIONE BASILICATA - i soldi dei Lucani regalati alla chiesa

Leggo dai giornali che le diocesi della Basilicata riceveranno dalla
Regione circa undici milioni di euro per restaurare le chiese  e il
finanziamento viene definito "storico".

Alla Chiesa gli Italiani già versano l'otto per mille, buona parte
del quale viene utilizzato non per opere di misericordia ma per
manutenere l'immane patrimonio immobiliare della Chiesa pari circa al
22% circa di quello nazionale. In Italia, una casa su cinque è di
proprietà diretta o indiretta della Chiesa e queste abitazioni per la
maggior parte non vengono usate per dare un tetto ai poveri, né agli
sfollati, né ai terremotati, né ai diseredati, sono invece poste a
fruttare altro denaro. La parte di 8 per mille dai contribuenti
destinata allo Stato, viene invece in gran parte consegnata alla
Caritas, cioè sempre alla Chiesa e la parte non attribuita, quella cioè
dei cittadini che hanno omesso di indicare la destinazione del proprio
8 per mille, con la ridistribuzione proporzionale, viene - assurdamente
- consegnata in larga parte sempre alla Chiesa.

Le diocesi quindi potrebbero attingere a quei fondi per sistemare i
loro immobili, se proprio non bastassero le somme  spesso già erogate
con specifici finanziamenti da parte dei Comuni; oppure potrebbero
investirvi le somme esentasse riscosse in ogni parrocchia, ogni giorno,
per le libere offerte dei credenti e per la somministrazione dei
sacramenti secondo gli appositi tariffari esposti e non esposti in quei
locali.

La Chiesa inoltre non paga tasse sugli immobili e molti sono locati a
prezzo di mercato o sono utilizzati come attività commerciali e
alberghiere con tariffe di mercato e fatturati milionari. La Chiesa
seleziona e nomina gli insegnati di religione che poi lo Stato assume e
regolarmente paga. Questi insegnanti sono circa 22.000, il livello
culturale di molti di essi è men che elementare, ma a differenza dei
precari plurilaureati, essi sono in ruolo, insegnano ai nostri figli e
sono ben pagati e a differenza di molti nostri ricercatori e uomini di
scienza, non devono emigrare per poter avere un degno lavoro e una
retribuzione civile.

Questo ennesimo finanziamento al Clero dalla Regione Basilicata viene
definito "storico" e mi pare l'aggettivo meno adatto. Non c'è governo,
dal Mussolini del '25 in poi che non abbia messo le mani nelle tasche
dei cittadini per rimpinguare quelle della Chiesa.

Storico sarebbe stato utilizzare quegli 11 milioni per restaurare il
patrimonio artistico della Regione: i Musei sono pieni di opere da
restaurare, per esempio o per ristrutturare gli edifici scolastici che
in molti casi cadono a pezzi.

Storico sarebbe ristrutturare i grandi palazzi di proprietà pubblica
esistenti nelle città lucane per trasferirvi uffici pubblici ed Enti
che attualmente sono in affitto. L'investimento consentirebbe di
smettere di pagare affitti spaventosi ai privati proprietari degli
immobili che attualmente ospitano i vari uffici e ottenere un beneficio
importante per le casse pubbliche che vedrebbero importanti risparmi
sulla spesa corrente degli esercizi successivi alla voce "affitti".
Questo sarebbe un "investimento", cioè impiegare utilmente una somma di
denaro in una operazione fruttifera. Darli alla Chiesa è infruttifero,
almeno per i cittadini. Questo sarebbe un investimento "storico", in
quanto nuovo nei costumi della classe politica e degno davvero di
essere citato nei libri di storia come segno distintivo di
discontinuità e di buona amministrazione nell'interesse della
collettività.

w/cody - Matera.