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martedì 25 dicembre 2012

femminicidio

http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/laici/8212-la-donna-faccia-la-donna

http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/il-fatto/13542-le-donne-e-il-femminicidio-facciano-sana-autocritica-quante-volte-provocano

Che gli uomini, infine, le uccidano, è solo la punta dell’iceberg, la estrema visibile  fenomenologia scandalosa  della concezione della femmina e dei rapporti uomo donna nella nostra civiltà. Abbastanza visibile? Abbastanza scandalosa? Non abbastanza.
Le uccidono perché non possono tollerare la loro autonomia, perché ne presumono la docile inferiorità e sottomissione e se esse mostrano di non essere disposte alla docile sottomissione al maschio dominante padrone, sono indegne, sono zoccole, e la differenza fra i maltrattamenti e gli insulti e infine il delitto è solamente quantitativa, proporzionata alla rabbia che si scatena nel convincimento di essere dalla parte del giusto, perché le femmine, si sa, sono tutte impure e vanno trattate come meritano.
Il quadro culturale in cui si inscrive il femminicidio è esattamente quello della concezione che della donna ha la dottrina cattolica più tradizionale. Di recente si è assistito a qualche tentativo di mitigare la posizione dottrinale, ma nella sostanza la dottrina per i cattolici non cambia: la femmina deve stare a casa, è sporca, è tentatrice, è impura e deve solo fare figli e badare alla casa, come viene espressamente prescritto da molti parroci nelle loro omelie quotidiane e, per esempio, dal giornaletto online “Pontifex-Roma”. Un sito ben allineato alle consuetudini cattoliche, in ogni senso: per intervenire, infatti, occorre fare un offerta in denaro: la quotidiana estorsione a carico dei richiedenti grazia ai quali si prescrive la dazione di denaro, anzitutto.
L’articolo qui citato, tratto dall’istruttivo sito di cui riporto il collegamento in questo post, è indubbiamente delirante, ma la concezione della donna come essere non uguale all’uomo è integralmente cattolica, i padri della chiesa e della dottrina ritenevano che la donna non avesse anima e che fosse inferiore all’uomo propter imbecillitatem, a causa cioè della sua idiozia strutturale, perciò nella chiesa non vi è spazio alcuno, se non come trascurabile e muta figura ancillare, per le donne alle quali si chiede astinenza, clausura, fedeltà, velo, servizievolezza e silenzio.
Che gli uomini, infine, le uccidano, quando esse non si attengono agli imperativi di astinenza, clausura, fedeltà, velo, servizievolezza e silenzio, per quell’articolista e i suoi compagni di pensiero, è consequenziale, forse addirittura comprensibile. Non dimentichiamo che nella profondità degli antichi legami comuni del cattolicesimo con altri monoteismi vi è la lapidazione esemplare, quale pena sociale prevista per la donna impura. 
Nella più fiera tradizione europea del tutt’altro che mite cristianesimo vi sono le orrende torture inflitte alle donne – streghe - che non si attenevano alle prescrizioni di astinenza, clausura, fedeltà, velo, servizievolezza e silenzio. I tribunali di inquisizione che hanno portato al rogo in autentico sterminio migliaia di donne innocenti, sono stati – in nome di dio – i luoghi della storia dove si sono poste le basi per la discriminazione violenta verso le donne e costruito il consenso sociale verso la loro uccisione, quale punizione sempre meritata.
Questo squallido sito e il tristo autore delle sgrammaticate e razziste invettive (albanese = rapinatore, donna-a-lavoro = danno erariale, femmina = mantenuta), sarebbero trascurabili se non in qualche modo rappresentativi del modo di pensare di moltissimi italiani, ignoranti nel profondo, che hanno come unico tratto culturale la fede cattolica che si fa compendio filosofico unico in cui assemblano ogni pregiudizio e ogni retriva concezione medievale e mesopotamica del genere femminile e della società civile.
Questo ci rende ultimi in Europa e nel mondo occidentale e ci rende più vicini a certi paesi africani o mediorientali dove la teocrazia è vigente e le donne vengono non solo discriminate e trattate come esseri inferiori, ma vengono lapidate, uccise, mutilate, costrette a indossare il burqua, un velo che copre tutto il loro vergognoso e impuro corpo, un velo azzurro. Azzurro. Come quello che ancora oggi si raffigura indosso alla madonna.