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lunedì 11 luglio 2011

negretto - quaderni scolastici anni '50 (1)

Il quaderno scolastico è l'anticamera (il vestibolo? l'atrio? l'androne? il tinello?) della educazione e della cultura. Negli anni '50 e '60 del secolo scorso, prima che sui diari e sui quaderni scolastici cominciassero a imperversare i personaggi TV, supereroi e nauseanti-candi-candi (che non era la lavatrice), esistevano intere collane editoriali di quaderni dalla esplicita funzione educativa, da "Italia Bella" con le vedute delle città alla serie sulle tribù selvagge del mondo, da "Lo Zoo", con la descrizione sommaria di belve esotiche, alle serie "Sport" e a quelle sui ritrovati della tecnica. Ce n'era addirittura uno che insegnava ai bambini a lavarsi i denti.
Spicca nella collana dedicata allo sport, assieme a Zeno Colò Olimpionico in discesa nel 1952, la breve agiografia di PELE' - Edson Arantes do Nascimento che viene definito un NEGRETTO di appena 18 anni, "autoritario" e smaliziato.

La funzione educativa del quaderno ? La immancabile tavola pitagorica, il personaggio eroe dello sport e un cucchiaino di cultura dominante: "un negretto..."
A quei tempi non avevano ancora cominciato, i benpensanti, a mettere al bando le parole come negro, spazzino, sordo e beccamorto. Oggi, su analogo quaderno, continuiamo a trovare le agiografie di quei benefattori dell'umanità che sono i giocatori di palle, ma non ci troviamo più  la parola NEGRETTO. Il termine sembrerebbe dispregiativo. Il Pelè rimane nero, of course, ma oggi bisogna dire "Afro", oppure "abbronzato" anzi, meglio dire :"diversamente bianco", così è politicamente più corretto e nessuno si dispiace del suo stato.
A pensarci: per Zeno Colò non gli veniva in mente di scriverci "bianco" o pallido e neppure "diversamente nero". Colò era normale, diamine, e se uno è normale, è normale, non c'è bisogno di precisare. Per uno sfortunato non bianco, invece, bisogna precisre il suo stato effettivo così che la bravura diviene un merito ulteriore, vista la menomazione pigmentaria. Accadeva anche per i cantanti: Luciano Tajoli oggi diremmo che era diversamente abile (ma non capiremmo che era zoppo) e ciò sembrava dare maggior merito alle spiccate doti canore.  Anzi si inaugurò in quegli anni un'intera stagione di lacrimevoli  campioni del bel-canto, portatori di una qualche menomazione, chi visiva, chi negli arti, chi nell'intelletto, che suscitavano il commosso consenso popolare: vedi? ci ha avuto la disgrazia, però come canta bene. Vedi Pelè? ci ha avuto la disgrazia che è negretto, però come scalcia bene.

Ma oggi tutto è cambiato, non siamo più negli anni '50 del '900 e dagli spalti di quei postacci che sono divenuti gli stadi, la peggior gente sfoga le frustrazioni sociali e la pochezza culturale gridando "dagli al nero" a dimostrazione che certe menomazioni sono molto più diffuse di quanto si pensi.
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P.S.
Ho uno zio che è sordo da tempo e per dirgli qualcosa bisogna urlare sennò non sente. L'altro giorno, la vicina tutta perbenino lo ha chiamato diversamente udente. Lui se lo è fatto ripetere un paio di volte a suon di Come?, Come hai detto? e quando ha capito finalmente, con un'alzata di spalle ci ha precisato:
"diversamente un cazzo, io non ci sento una beneamata."
Ma si sa, certi zii non sono politicamente corretti.

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