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domenica 31 agosto 2014

la politica degli italiani


Il rapporto di molti Italiani con la politica è sintetizzato in queste frasi che ricorrono spesso nelle conversazioni fra concittadini nei contesti più disparati. Notevole è l’uso del pronome “io” quale strumento per sottolineare una separatezza, teso a precisare il concetto implicito:  io, a differenza di altri … 

Le proposizioni che non cominciano per “io”, invece, hanno contenuti denigratori nei confronti degli “altri”, dai quali l’io continua a prendere le distanze.

La concezione feudale della cosa pubblica e l’individualismo della separatezza che traspaiono da questi sentimenti popolari, credo poco abbiano a che fare con la democrazia compiuta di uno Stato moderno.

Io non mi interesso di politica
Fra le tante eredità del fascismo rimane il dichiarare di non interessarsi alla politica. 
Nel ventennio chi era fascista non si occupava di politica, seguiva il duce e tanto bastava. 
Si diceva invece dei dissidenti che “facevano politica”, per cui chi si occupava di politica, per definizione, veniva guardato col sospetto di non esser fedele al regime.
Da qui deriva l’automatico paludamento di chi ancora oggi si conforma al potere. Di generazione in generazione dire “io non mi interesso di politica” significa dichiarare di non avere idee diverse da quelle del potere costituito.

Io di politica non ci capisco niente
Sin dal ventennio e ancor di più nei decenni successivi e oggi maxime, non esprimere la propria opinione – laddove ce ne fosse una – persegue il fine di non inimicarsi qualche potente.  
Una furbata gretta che diviene massima risorsa in caso di richiesta e ottenimento di favori.

Politica? Io mi faccio i fatti miei.
Vero e proprio inno all'omertà. Anzi, per essere precisi: meta-omertà che ammicca e promette collusione garantendo il necessario silenzio.

E che cosa ho avuto io dalla politica?          oppure
Io dalla politica non ho avuto niente!
E siamo alla teoresi della corruzione, del voto di scambio e della messa sul mercato del consenso. Se mi dai il “posto” a mio figlio, l’appalto alla mia ditta, il favore illecito, la grazia, il tornaconto, ti spetterà il mio voto che infatti è in vendita.

Se invece non mi dai niente, la politica diventa
tutto un magnamagna.
Dicesi magnamagna di ogni banchetto dove non si è invitati.

Un santo in paradiso:
La concezione e l'esercizio del potere dalle parti nostre si intrecciano strettamente con le tradizioni magiche e religiose. 
Che si fa per avere una grazia da un santo? Si offre denaro al parroco o si appendono banconote direttamente sulla statua, lo si prega, gli si offre sottomissione e ubbidienza.
Che si fa per avere un favore da un politico o da un potente in genere? 
I percorsi sono simili, basta enumerarli e confrontarli con le righe più su.
Basta guardare cosa accade nelle manifestazioni religiose e in quelle civili. In entrambe c'è il santo in testa, circondato dai portatori e attorno e dietro i celebranti i postulanti e i fedeli semplici, a sfilare per le vie della città sì da essere ben visibili, gli uni e gli altri.
A mostrar bene, cioè, che il santo è venerato e che i fedeli coram populo si mostrano solerti e ossequienti. Un monito. In certe zone l'accavallamento delle condotte conduce a far inchinare la statua del santo davanti alla casa del potente, con buona pace dei cultori delle onnipotenze trascendenti.
Pronti, i fedeli, quando il tempo dei favori finisce, a scoprire le 5stelle e l'antipolitica e a urlare che loro, dalla politica, non hanno mai avuto niente.

Sono tutti uguali 
si sente ripetere da quelli che per non sbagliare votano sempre dalla stessa parte.

Destra o sinistra sono tutti uguali !
ma da 70 anni votano sempre a destra.


Si dirà: ma si tratta della parte meno evoluta del paese che deve ancora evolversi e maturare. 
Per intanto essi votano e determinano, nella loro forte maggioranza, le sorti del paese intero.