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sabato 6 dicembre 2014

L'Inverno e la Rosa - Dio non ha inventato Auschwitz

L'Inverno e la Rosa

Dio non ha inventato Auschwitz              (Angelo)

Ho letto le dichiarazioni del Professor Veronesi sul suo allontanamento dalla Fede causato dal contatto quotidiano con le terrificanti conseguenze del Cancro.
“Il Cancro, dopo Auschwitz, è la prova della non esistenza di Dio”.
Non entro nel merito delle convinzioni personali di nessuno.
Ma, se la sofferenza assurda inflitta dall’Uomo all’Uomo e dalla Malattia sono prova di non esistenza affermo che non è affatto necessario spingersi fino ad Auschwitz ed al Cancro se si desidera trovare in esse l’assenza di Dio.
E’ sufficiente il pianto di un bambino di fronte al suo cucciolo morente.
E se avete bisogno di spiegazioni in merito è improbabile che io sia in grado di fornirvele.
No, dubito molto che la scala delle atrocità umane o delle calamità naturali siano misura dell’esistenza di Dio.
Lo so, purtroppo è fin troppo diffusa la credenza o l’idea di un Dio presente nel creato più o meno come Giove e al catechismo qualcuno avrà insistito un po’ troppo a dirci che Gesù è con noi sempre.
Ma il Suo Regno non è di questo mondo.
Dio non gioca a dadi con le nostre vite.
Non se ne sta su una nuvoletta tirando a sorte su chi  deve morire a cent’anni e chi a 17.
Non stabilisce lui se nel mio bicchier d’acqua c’è quella molecola cancerogena di troppo che mi farà ammalare o se passo in un sentiero di campagna da cui sgorga quella boccata di radon che mi farà venire il cancro. Nè sta a deviare i raggi ultravioletti che mi possono bruciare la pelle.
Quest’idea di un Dio che condanna al Cancro e magari per capriccio dal Cancro salva descrive più Satana che Dio.
Io non sono cristiano perchè credo che se farò il bravo finirò in un posto definito Paradiso (e nel ‘nostro’ non ci sono manco le Urì).
Sono cristiano e credente perchè le parole di Gesù mi hanno convinto e non mi ci vuole molto a spiegarlo: quando le metto in pratica nelle difficoltà sono già in Paradiso in Terra.
Quando me ne allontano, purtroppo nella stragrande maggioranza dei casi, convivo col mio Inferno.
Ma che Gesù Cristo sia responsabile per inazione di Auschwitz e della Malattia non è un’affermazione sbagliata, rientra semplicemente nelle affermazioni impossibili (Esempio Classico: è più buona la cioccolata o va più veloce l’Enterprise?)
No.
Dio e Cristo non hanno nulla a che vedere con l’indeterminatezza della Vita Umana, dai Terremoti al Superenalotto, dalla foratura in bicicletta al Cancro, dall’interrogazione al primo bacio.
Cristo ha molto a vedere con la Vita dell’Uomo e ben poco con le sofferenze della Vita dell’Uomo.
L’Universo è una creazione di Dio che risponde a leggi naturali, Auschwitz e le sostanze cancerogene artificiali, di certo, no.
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Sei un uomo gentile, Angelo, traspare con chiarezza dalle tue parole e lo sei di tuo, si sente.

Molti hanno bisogno di un essere sovraterreno per giustificare-catalogare-storicizzare (darle senso e cittadinanza) la propria gentilezza gettata ogni giorni nella fossa violenta dell'esistenza.
Gesù, come ideologia, vale a questo: dare un senso alla propria "gentilezza" in un mondo codardo, corrotto e violento dove la vita del singolo vale nulla, un mondo che vorremmo migliore. Qui, in Europa, siamo in un'oasi: il resto del mondo non è così "vivibile", per cui essere "gentili" in Mesopotamia, oggi come allora, è spesso un gesto rivoluzionario: chi scrisse i vangeli aveva questo in mente: rivoluzione. Forse: va a vedere quanti rimaneggiamenti su quelle frasi, nei secoli dei secoli ...

Si dice che serva, la fede, a dare un senso alla vita, la vita del mondo e dell'universo, offrendo una narrazione rassicurante che mitighi l'angoscia della morte certa. Serve ancor più a dare un senso alla morte, ma non a quella letteraria astratta e ormai premasticata (come le fictions e i telegiornali ci avvezzano a sentire), ma alla propria - meschina, puzzolente, orrenda, sciagurata, malsana - morte; alla propria caducità, alla propria fallacia, alla propria insignificanza come individuo. Un senso alla propria fine, per sempre, dopo una esistenza breve e confusa. Fine.
Serve a dar consolazione alla ingiustizia madre e sovrana di tutte le ingiustizie: la morte.
Ma l'ingiustizia orribile non è "LA MORTE" che incombe su ogni essere e su ogni vita. No, la ingiustizia estrema che ogni singolo essere vivente avverte incombere sulla sua effimera esistenza è la PROPRIA morte ed è da questa che vuole emendarsi: scampare IO alla mia propria morte è il dettato biochimico di ogni cellula nei tre regni della natura. 
A questo scopo da sempre l'uomo chiede alla divinità di salvarlo dal male (dolore e morte) e concepisce la fede come un protocollo clinico da seguire più o meno fedelmente per guadagnare la "salvezza"; il credente chiede a dio-hallà-manitù-ualalla-javè-geova-ecc, sempre la stessa cosa: non morire. 
Per questo crea, a sua immagine e somiglianza la divinità che altro non è che la incarnazione della richiesta: IO non voglio morire, non è possibile che IO debba morire; tutti muoiono? pazienza, ma IO no!
E qui l'immaginazione si scatena e nasce il concetto di "alleanza": mi alleo con chi ha il controllo della morte, uno già lo ha resuscitato, anzi più di uno, ci credo, ci voglio credere, lo amo, mi ama. gli offro sacrifici, gli pago il caffè, mi prostro (comportamento etologico pre-cristiano e pre-umano) ergo, il prossimo a non morire sarò IO: siamo alleati! a me, eletto fra gli eletti, non darà la morte, magari darà una seconda vita e poi la resurrezione. A me.
Da questo patto violato (qui si continua a morire e resurrezioni non se ne vedono), da questa alleanza (inventata, ovviamente manca l'altra forma sul contratto, perché inventato è il contraente), da questa finta alleanza tradita, nasce la disillusione e il risentimento: permane il male (Auschwitz, cancro, ecc), quindi sono tradito, quindi sono disilluso, quindi mi deprimo e per protesta dico che tu dio non esisti, così mi ascolti magari meglio, mentre ti accuso di avermi tradito, o mio dio.
Chi ragiona così è un credente: disilluso, egli protesta, da credente, contro la violazione delle norme contrattuali; da credente quale all'evidenza Veronesi è, egli protesta.
Noi esseri viventi - tutti - siamo fatti di cellule, DNA, mitocondri, apparati del Golgi, organi, e neurotrasmettitori, ormoni, serotonina, endorfine, sostanze chimiche che sono "l'essenza" dei nostri sentimenti, delle passioni. Noi umani abbiamo di diverso la capacità di essere consapevoli della nostra caducità individuale e di fare di ciò pensiero e linguaggio. 
Il logos. Già. 

Il pensiero e il logos è ora che ci allontanino dalle fedi e ci avvicinino alla conoscenza scientifica - tutti - e alla accettazione della nostra finitezza: si nasce, ci si riproduce, si muore. Punto. Accettare questa dimensione porta serenità maggiore del coltivare risentimenti per patti violati, elaborare alleanze, imporsi rinunce cui nessuno è interessato e in cambio delle quali nessuno darà mai premi, tantomeno immortalità in esclusiva, in camera singola con bagno, TV, wifi, mobile bar.

Quando si smetterà di pretendere di essere IO l'eletto, quello dell'alleanza, quello che (a differenza di voi) non morirà, forse la strada per la solidarietà sarà finalmente aperta e, forse, davvero, non moriremo più.
La specie, dico, perché gli individui, con nostra grande tristezza, moriranno, e non risusciteranno mai più. 

(w/cody)*

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Eccetto che la conoscenza scientifica non contrasta la fede. Nè le teorie dell'evoluzione nè quella del Big Bang, al momento le più accreditate sull'origine di specie ed universo. Dio spiega l'universo, la scienza no. Perchè è umana. Il contenuto non spiega il contenitore. Condivido il resto della tua bellissima analisi di cui ti ringrazio, ma non è che posso scegliere di smettere di credere come di fumare. Nè posso scegliere di ignorare la dicotomia tra la Biosfera Terrestre, in cui solo sappiamo esserci stati Auschwitz, Cancro e Gesù Cristo, ed il resto dell'Universo in cui le leggi naturali vivono indisturbate.                      (Angelo)