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sabato 31 ottobre 2015

consumatori

Sia pur turandomi il naso, preferivo il nostrano Ognissanti a questa macabra carnevalata commerciale. Il colonialismo consumistico già aveva acquisito il babbonatale della cocacola al posto del nostro presepio e della befana, da qualche anno imperversa questa scemenza di hallowin, e la domenica la gente invece che a messa o in piazza va ll'IPERmercato a scrutare - pardòn a scoprire - le merci. SCOPRI I VANTAGGI!!! ci ripetono ogni momento quando ci precipitiamo nei negozi il giorno di Sanvalentino, e della festa della donna e della mamma e del papà e dei nonni – adesso pure quelli – coatti, spinti, costretti, ma… felici – lo shopping cura la depressione, fa bene allo spirito – e qualcuno ci crede pure, se ne convince.
In Francia a fine ‘700 ci si chiamava “cittadini”, in Russia un secolo dopo “compagni”, in altre situazioni militaresche si era tutti “camerati”, i preti ci vogliono “fedeli” ovini pretendendosi pastori, e si era “popolani” e anche “iloti” e “villani” e “lavoratori”, fummo “classe” , “anime”e anche “stato", ci chiamarono “teste”, “elettori” e anche “plebe” e ciascuna di queste definizioni,  magari tagliata un po’ con l’accetta, ci attribuiva un ruolo sociale, descriveva il senso nostro nella società, egalitario o selettivo che fosse.
Oggi invece siamo tutti “consumatori”, il nostro ruolo sociale, la funzione specifica che la società ci attribuisce è quella di consumatori, il nostro unico compito sociale è quello di dare i nostri soldi in cambio di oggetti che, il più delle volte, sono autentica paccottiglia.
Approfondire il pensiero di Pasolini dite che servirà a svegliarci da quest’incubo?
A quando una lotta di liberazione dal consumismo?